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Venezia 76.: Joker, pagliaccio triste

 

 

In concorso al Lido arriva Joker di Todd Phillips. L’interpretazione di Joaquin Phoenix è da Oscar.

 

 

Amletico, schizofrenico, rabbioso. La ridefinizione di Joker nel film (in sala dal 3 ottobre ) che Todd Pillips presenta in concorso alla 76° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, parte da qui e si allontana dal classico cinecomic. Il regista della trilogia di una Notte da leoni affida la sua personalissima esplorazione dello storico villain all’istrionismo di Joaquin Phoenix, protagonista di un’interpretazione che lo schiera in pole position nella corsa verso gli Oscar. La sua performance rimarrà negli occhi di tanti per un film che si candida a spiazzare il pubblico per potenza e rivisitazione di un’icona del caos, che riconquista una dimensione “follemente” umana.
“La principale attrattiva del personaggio è il suo essere difficilmente definibile. – ci racconta Phoenix durante la conferenza stampa di presentazione a Venezia – Ho cercato di individuare alcuni lati della sua personalità, ma ogni volta facevo un passo indietro per lasciare un’aura di mistero. Mentre giravamo scoprivamo nuovi aspetti del suo carattere e questo è successo fino all’ultimo giorno di riprese”.

Va in scena la parabola di un pagliaccio triste, perché prima di essere la maschera egocentrica e folle dell’universo Dc, il Joker di Phillips è un uomo ai margini, Arthur Fleck, in cerca di riscatto o più semplicemente di una vita dignitosa. Di giorno lavora come clown, di notte si prende cura di una madre anziana e sogna di diventare una celebrità della stand up comedy. Affetto da un disagio psichico che spesso esplode in una risata incontrollabile, un tic che lo renderà lo zimbello di tutti,  Arthur è costretto a subire soprusi di ogni tipo intrappolato in un’esistenza apatica, fino alla decisione finale che lo trasformerà definitivamente nell’acerrimo nemico di Batman.
Sullo sfondo una Gotham City con i tratti di New York (dove il film è stato girato), una metropoli cupa in balia del degrado, sommersa da cumuli di immondizia e attraversata da continui episodi di violenza. È di questa società sconnessa, anaffettiva, rivoltosa e anarchica che si nutre il personaggio, non semplice villain ma dolente antieroe, che entra di diritto nella galleria di interpretazioni che ce lo hanno reso memorabile da Jack Nicholson a Heath Ledger.
Un Joker oscuro, contorto e disperato, che passa tutto attraverso il corpo visibilmente dimagrito dell’attore, piegato da un ghigno tragico: quella risata ne scandirà ripetutamente l’esistenza da reietto e asfissierà lo spettatore dall’inizio alla fine, attorno Phoenix costruisce un’interpretazione che cannibalizza l’intero film.
“È stata fondamentale nella definizione del personaggio, Todd mi ha fatto vedere alcuni video e me l’ha descritta come qualcosa di quasi doloroso, come fosse una parte di Joker che cerca di emergere. – racconta – Tutti abbiamo un’idea di quel riso, noi abbiamo voluto ricrearlo in modo nuovo. All’inizio pensavo di non farcela”. E dopo averlo visto ballare, ghignare, sgozzare gente senza pietà, piangere e consumarsi di rabbia per quasi due ore, non abbiamo dubbi sul fatto che ci sia riuscito nell’unico modo possibile: affidandosi al suo genio immenso, stravagante e sregolato.

Phillips nega una qualsiasi dimensione politica di Joker, per girarlo ha guardato al grande cinema degli anni ’70 da Serpico a Taxi Driver, ne ha preso in prestito alcuni elementi e li ha adattati a un’opera ancorata al realismo. Non sarà un film perfetto, diversi i passaggi di sceneggiatura non risolti come meriterebbero, compresa una evoluzione del personaggio nella quale è difficilmente rintracciabile una chiara cesura tra il prima e il dopo Joker, ma sicuramente è un titolo destinato a diventare cult. Che vi commuoverà e vi strazierà il cuore. Senza alcuna possibile consolazione, se non quella di lasciare esplodere il dolore in una risata incontrollabile e devastante.

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Elisabetta Bartucca

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