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Hotel Artemis: Il futuro in corsia

Hotel Artemis: Il futuro in corsia

Jodie Foster guida un cast d’eccezione nel futuro di Hotel Artemis, thriller fantascientifico dell’esordiente Drew Pearce. In sala dall’1 agosto.

Un futuro distopico, le pareti claustrofobiche di un albergo-ospedale, un cast di livello. Sono questi gli elementi che hanno salvato dal dimenticatoio Hotel Artemis. Quella dell’esordiente Drew Pearce, infatti, è una pellicola di genere che in calce porta la data del 2018, ma che le logiche della distribuzione italiana hanno esiliato in una rovente domenica d’agosto dell’anno successivo, quando i cinema attirano più per l’aria condizionata che per la qualità dei film. Eppure a leggere la locandina qualche dubbio è lecito, perché tra i protagonisti c’è un’attrice di spessore indiscusso come Jodie Foster, un talentuoso attore televisivo come Sterling K. Brown, già vincitore di due Emmy, qualche comprimario di sicura affidabilità come Jeff Goldblum e l’ex wrestler Dave Bautista e una dark lady dall’aria esotica come la francese Sofia Boutella.

La sceneggiatura, firmata dal regista, ci porta una Los Angeles squassata dalle sommosse dove Sherman il rapinatore (Brown) cerca di approfittare del caos per mettere a segno il colpo della vita. Il bottino non è quello sperato: una pallottola nel corpo del fratello-complice e un tesoro sottratto inconsapevolmente al boss dei boss (Goldblum). L’unica speranza, almeno a breve termine, è l’Hotel Artemis, ospedale clandestino per malavitosi, dove provare a salvare il fratello e a disinnescare la rabbia del boss. Lì troverà l’infermiera Thomas (Foster), anziana manager, che soffre la scomparsa del figlio e una forma grave di agorafobia, ma anche altri ospiti, dal colosso-infermiere Everest (Bautista) alla spietata killer internazionale Nice (Boutella).

Le pareti di questo bizzarro ospedale automatizzato celano angoli non privi di fascino. Merito principalmente della fotografia di Chung-hoon Chung, maestro coreano delle luci di tanti film culto, da Oldboy a Lady Vendetta. Mentre la regia di Pearce sembra ispirarsi al John Carpenter di Distretto 13 e a certi franchise moderni, forse meno ispirati ma di certo più redditizi, come i film di John Wick e della Notte del Giudizio. Il risultato è frustrante, perché Hotel Artemis, pur avendone tutto il potenziale, non riesce a diventare quello che avrebbe potuto essere, un oggetto di culto del cinema indipendente di genere.

Il soggetto non brilla per originalità ma è abbastanza solido da garantire novanta minuti di intrattenimento. Una Jodie Foster invecchiata più dal trucco che dal tempo, che passeggia per i corridoi in ciabatte ascoltando vecchie canzoni su un giradischi portatile, ha per le mani un personaggio che potrebbe restare impresso nelle memorie degli spettatori, però la regia non gira a dovere, vittima forse di una certa inesperienza. E così il peso emotivo del personaggio resta tutto sulle spalle della due volte premio Oscar che, pur sfoderando un’ottima interpretazione, avrebbe potuto incidere molto di più, se solo avesse potuto contare sul giusto supporto. Sarebbe bastata, ad esempio, una gestione più sapiente ed emozionale della colonna sonora, o un maggiore estro visivo in alcune delle scene clou, come i flashback sul figlio o la scena finale, che diventano esempi lampanti del potenziale inespresso del film.

E quanto agli altri personaggi, i dialoghi finiscono per evidenziare il peso degli stereotipi piuttosto che convincere lo spettatore a ignorarlo. E così, Jodie Foster a parte, tutto gira verso un finale prevedibile e previsto, quando sarebbero bastate una regia e una scrittura meno contratte per riuscire a trasformare proprio quella tara del già visto in un confortevole plusvalore.

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Marcello Lembo

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