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Men in Black: International – Le stelle lontane non brillano

Men in Black: International – Le stelle lontane non brillano

Chris Hemsworth e Tessa Thompson sono i nuovi protagonisti di Men in Black: International, spinoff della saga con Will Smith. Alla regia F. Gary Gray. In sala dal 25 luglio.

Vestito nero, cravatta nera, occhiali da sole scuri, sempre pronti a salvare il mondo. Gli abiti non faranno il monaco ma di certo fanno il sequel, o lo spinoff per essere più precisi. Parliamo di Men in Black: International, nuovo filone di una saga resa celebre a partire dagli anni 90 da Will Smith e Tommy Lee Jones. Nella migliore tradizione degli spinoff, quest’ultimo capitolo diretto da F. Gary Gray (Il negoziatore, Fast & Furious 8), lascia intatto il concept originale, mutuato dall’omonimo fumetto di Lowell Cunningham, cambiandone però gli interpreti. Niente Will Smith e Tommy Lee Jones, dunque, perché stavolta scendono in campo il Thor del cinema, Chris Hemsworth, e la rising star Tessa Thompson, anche lei reduce dai successi di casa Marvel.

Sono pure specializzati in fumetti i due sceneggiatori, Art Marcum e Matt Holloway (Iron Man), che ci raccontano delle imprese dell’Agente H (Hemsworth), accreditato come salvatore del mondo, ma oggi ridotto a pigro avventuriero incapace di lavorare in coppia. L’agente M (Thompson) è invece un’entusiasta aspirante agente, che non vede l’ora di scoprire i segreti dell’universo. Attorno a loro girano il consueto serraglio galattico, da un superiore super-protettivo (Liam Neeson), a una mercante d’armi con tre braccia e i capelli a strisce (Rebecca Ferguson), passando per alieni di ogni forma e colore e minacce cosmiche più o meno minacciose.

Gli ingredienti del franchise ci sarebbero tutti, a cominciare da una coppia di protagonisti dalla chimica innegabile. Eppure la pozione sembra decisamente meno magica rispetto ai ricordi idealizzati del passato. Difficile dare la colpa all’intreccio in sé e per sé, che riserva pure qualche sorriso e qualche dignitoso colpo di scena. È solo che sa tutto un po’ di già visto, e il deja vu persistente finisce per appesantire un universo divertente e potenzialmente colorato come quello di Men in Black. Certo, gli anni passano per tutti. E con gli anni si sono persi sia gli accenni satirici dei primi film diretti da Barry Sonnenfeld, sia la dinamica da buddy cop movie. Al loro posto è arrivata una maggiore attenzione per i più piccoli, forse (il personaggio cartoonesco di Pawny, che in originale è doppiato dal comico Kumail Nanjiani) e anche qualche scena alla moda, come la sequenza iniziale che omaggia un certo cinema degli anni 80, da E.T. ai Gremlins. Ma forse è troppo poco e la regia piatta di Gray finisce per affidarsi solo al talento dei due protagonisti, con un Hemsworth che ancora una volta dimostra una propensione alla commedia che le logiche hollywoodiane spesso sacrificano sull’altare della sua bellezza, e una giovane Tessa Thompson che mostra grande adattabilità ai vari registri con cui si è confrontata.

Nonostante il loro impegno Men in Black: International non riesce a ridare lustro a una saga che ad oggi sembra sempre più opaca, quasi come quei vestiti neri che danno il nome a tutto.

 

 

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Marcello Lembo

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