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Spider-Man: Far from home – Un ragno a Venezia

Spider-Man: Far from home – Un ragno a Venezia

Tom Holland indossa di nuovo il costume dell’Uomo Ragno per Spider-Man: Far from home. Il regista Jon Watts dirige anche Jake Gyllenhaal, Samuel L. Jackson, Zendaya e Marisa Tomei. In sala dal 10 luglio.

Si rialza il sipario del teatro Marvel. Ed è il più classico e allo stesso tempo il più nuovo degli eroi a fare gli onori (e gli oneri) di casa. Spider-Man: Far from home è il settimo lungometraggio che Hollywood dedica al tessiragnatele creato da Stan Lee e Steve Ditko, il secondo della gestione Marvel Studios. Il giovane e talentuoso Tom Holland incarna ancora il Peter Parker studente a New York e torna anche il regista Jon Watts, che aveva diretto il precedente Homecoming.

Onori e oneri, dicevamo, perché questo è il primo film dell’Universo Marvel dopo gli scossoni sismici di Avengers: Endgame. E Peter Parker si trova, nella realtà come sullo schermo, a dover riprendere le fila della propria vita dopo la tragica battaglia contro Thanos. Quale migliore soluzione, allora, che non una gita scolastica in Europa, dove provare a dichiararsi all’amata MJ (Zendaya). Ma il relax dura poco, per gentile interferenza di Nick Fury (Samuel L. Jackson), del cupo Mysterio (Jake Gyllenhaal) e di una serie di mostri elementali che fanno a fette qualche città malcapitata: Venezia, Praga e Londra.

Archiviata – e speriamo per un po’ di tempo – la stagione dei film tanto intasati da eroi da non far filtrare la trama, il regista, gli sceneggiatori Chris McKenna ed Erik Sommers e il produttore Kevin Feige confezionano una chicca del genere supereroistico che andrebbe fatta studiare a molti colleghi di Hollywood. Perché l’avventura del giovane Spider-Man riesce nel doppio intento di mantenere il sense of wonder senza per questo rinunciare a tutto quello che uno spettatore del cinema dovrebbe meritarsi, ovvero trama, dialoghi e buoni personaggi. Cominciamo da questi ultimi, perché c’è un ottimo apparato comico, dove eccelle lo spassoso Jacob Balaton (nel ruolo del migliore amico di Peter, Ned) ma a cui partecipano praticamente tutti, dal premio Oscar Marisa Tomei all’affermato regista Jon Favreau. E a questa leggerezza, che è il marchio di fabbrica dei film dei Marvel Studios, si affianca, per una volta, un villain convincente. Il merito va forse ricercato nelle origini fumettistiche, la galleria di cattivi dell’Uomo Ragno è tradizionalmente una delle migliori, forse la migliore dopo quella di Batman. Ma se anche un villain marginale come l’Avvoltoio, antagonista del film precedente, riusciva a trovare su pellicola un’interpretazione brillante e originale allora va riconosciuto il merito anche a producer, regista, autori e interpreti.

Tocca passare alla trama, adesso. Trama che non riveleremo per evitare spoiler. Sappiate solo che dietro al ritmo del thrilling e al muro della metafora, Spider-Man: Far from home regala anche degli spunti di riflessione. Una riflessione, quantomai attuale, sul mondo delle fake news, sulla difficoltà a distinguere tra realtà e apparenza. E qui rientra anche la considerazione sui dialoghi e in generale sui toni del film. Della leggerezza dei prodotti Marvel abbiamo detto, ma molto spesso nei film di questo articolato universo narrativo, l’alternanza tra toni comici e drammatici si era rivelata come un punto di estrema fragilità. E se pure il fattore “Wow” aveva distratto i fan più accaniti (praticamente tutti) i passaggi grossolani e scontati restavano, impressi impietosamente su pellicole spesso osannate a sproposito. E invece Spider-Man: Far from home eccelle nell’ormai rara qualità di trovare un’armonia ai suoi cambi di registro, cosa che in passato era riuscita solo a chi aveva abbracciato con più convinzione unicamente la natura comica (il primo Guardiani della Galassia ma anche Ant-Man) o a chi era riuscito a contenere l’invadenza del fattore ironico (l’originale Iron Man o Captain America: Winter Soldier)

Tutto considerato Spider-Man: Far from home resta uno degli episodi più riusciti dell’Universo Cinematografico Marvel, un episodio che più di tanti altri meriterebbe una riconferma e non solo per quel finale in crescendo affidato a una delle due scene post-credit. Una sequenza, non c’è bisogno di specificare, che nessuno spettatore dovrebbe perdersi, anche a costo di spendere 5 minuti del proprio tempo a dare una scorsa ai titoli di coda.

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Marcello Lembo

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