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Cannes 2019: Céline Sciamma e Valeria Golino presentano Ritratto della giovane in fiamme

 

“Un film femminista e femminile” lo definisce la sua regista, Céline Sciamma, ma nel Ritratto della giovane in fiamme che ha stregato la 72ª edizione del Festival di Cannes c’è molto altro: dall’amore per l’arte al racconto di una passione irresistibile e travolgente. Quella delle due protagoniste, una giovane pittrice e la sua modella, Marianne, che la madre promette – insieme al suo ritratto – in sposa a un giovane milanese.

La madre, qui, è Valeria Golino, in una interpretazione sentita e appassionata, seppur breve, come sottolinea lei stessa. Una delle donne di un film che cerca di opporsi alla misoginia dilagante del mondo del cinema, come dice la stessa regista francese. “La soluzione per superare certi pregiudizi è di dare alle artiste più opportunità – dice la Sciamma. – E di dare più soldi alle filmmaker per realizzare i loro film”. Ma le convenzioni che questa storia supera riguardano soprattutto “i rapporti tra le persone, qui basati sulla parità e non sul dominio”. Una utopia? No, a sentire lei: “io credo che un rapporto del genere sia possibile, le utopie si basano sempre su cose che esistono o che alcuni hanno vissuto, come le distopie, presenti ancora in molti paesi dove sopravvivono dittature e fascismo”.

Per raccontarlo, si è fatta aiutare dalla nostra compatriota, scelta sulla base di “una esperienza di cinema comune”, ma non solo. “È una persona che adoro, una regista con la quale mi piace parlare di cinema – sottolinea la cineasta francese. – Qui si trattava di dare vita delle idee più che pensare a che attori assegnare per i ruoli, per questo ho scelto lei”. Che si offre alle nostre domande per raccontare il suo punto di vista su una storia d’amore tanto forte, che forse non sarebbe stata la stessa con un uomo sullo schermo…
“È impossibile dirlo – risponde Valeria. – Credo che al di la di ogni demagogia, ogni storia d’amore è diversa, ogni uomo e donna sono diversi, nella bellezza, nella violenza, nell’incomprensione, nel malinteso, nell’erotismo. Non voglio generalizzare. Penso che questa sia una storia d’amore, in questo caso di due donne, ma poteva essere anche una storia d’amore con implicazioni e traiettorie diverse, ma è un film sull’amore universale“.

Come ti sei sentita nei panni di questa madre?
È un personaggio che non appare molto, ma riesce comunque a spiccare. Anche grazie al rigore con cui mi ha chiesto di recitare Céline, senza parole superflue, senza vezzi o ammiccamenti. Ho dovuto levare tutti i piccoli orpelli che di solito mi aiutano, cui un attore si abitua, per difendersi. Mi ha denudata completamente, ero anche senza trucco. C’era una intensità tale, in ogni nostro piccolo gesto, che credo fossimo tutte veramente molto emozionate di essere lì in quel momento. Forse non riesco a a metterlo a fuoco meglio, ma la settimana che ho passato con loro sul set è stata diversa dal solito, armoniosa e buffa, rigorosa e libera allo stesso tempo.

È quello che ti ha conquistato subito del film?
La prima volta che ci siamo viste e mi ha offerto il ruolo ho cercato di tirare acqua al mio mulino in qualche modo chiedendole cosa rappresentasse questa madre, se dovessi portare conflitto o pericolo alla storia… Quando l’ho invitata a utilizzare il mio personaggio per creare tensione nella loro storia d’amore però, lei mi ha risposto solo ‘guarda, no’. Io pensavo di diventare più interessante essendo più cattiva o pericolosa, ma Céline mi ha detto che non voleva mettere in pericolo le due ragazze, o far diventare la madre una carceriera o la testimone di una cosa troppo scabrosa. Voleva solo che ci fosse armonia. Mi ha fatto molto pensare, mi ho chiesta come si potesse raccontare la felicità. Credo sia la cosa più difficile da fare in assoluto, invece lei aveva una sua traiettoria, poi l’ho capito sul set.

Che effetto ti ha fatto vedere il film finito?
Mi sono molto emozionata, è tutto talmente preciso nel modo in cui ti arriva addosso. Ho dovuto rivederlo – e rivedermi – un paio di volte per dirmi che ero stata brava. Nonostante fare cose diverse dal solito, recitare in modo più contenuto, mi avesse messo a disagio sul set, poi ho scoperto quando fossero giuste certe scelte per il film e il suo universo.

About the author
Mattia Pasquini
Nascere subito dopo la fine dei "favolosi anni '60" e ritrovarsi battezzati dallo scioglimento dei Beatles e dalla sconfitta messicana nella finale di Coppa del mondo avrebbe potuto segnarlo (e non è detto che non sia successo), ma ogni storia deve avere un inizio. L'infanzia in pieni anni di piombo e la teenage, passata ad attraversare gli edonistici anni '80, mettono i semi di una instabilità che fortunosamente trova sfoghi intellettuali e creativi (altrimenti oggi avrebbe rubato la scena all'incontrastato Lecter) e lo tiene in equilibrio sul crinale tra scienza e umanismo. Matematica e comparatistica lo accompagnano verso l'esito più imprevedibile, che ancora oggi lo trova attivo e lo porta su queste 'pagine': il cinema. Una scusa (una passione, una professione) che lo porta a girare le sale di mezza Europa e non solo e ad invadere etere e web sin dal 1996 con scritti, discettazioni e cortometraggi animati grazie a 15 anni di 35mm.it e non solo. Scienziato mancato, scrittore mancato, dottore mancato, cuoco mancato, polemista mancato, spagnolo mancato. Manca niente? La scusa è "genio e sregolatezza", la realtà... è quello che vi aspetta.

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