LOGO
,

A private war: La guerra della giornalista Colvin

A private war: La guerra della giornalista Colvin

In A private war Rosamund Pike interpreta la giornalista Marie Colvin, che morì sotto le bombe di Homs, in Siria, nel 2012. Dirige Maatthew Heineman. Dopo l’anteprima alla Festa del Cinema di Roma arriva in sala dal 22 novembre.

Dallo Sri Lanka dei ribelli Tamil fino alla Libia e alla Siria. A private war, presentato in anteprima alla 14esima edizione della Festa del Cinema di Roma, potrebbe sembrare un compendio di guerre moderne e invece è solo un film biografico presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma. Diretto dall’esordiente Matthew Heineman A private war è dedicato all’americana Marie Colvin, reporter del Sunday Times che restò uccisa nel 2012 durante l’assedio di Homs in Siria. A interpretarla è Rosamund Pike, l’attrice inglese resa celebre dall’Amore Bugiardo di David Fincher.

La storia è quella della Colvin, giornalista che colpì l’immaginario collettivo per la sua benda da pirata sull’occhio sinistro e per l’amour fou verso quel lavoro che alla fine gli costò non solo un occhio ma anche la vita, conclusa anzitempo sotto le bombe del tiranno Assad. Ma la storia di A private war non è solo questa. La sceneggiatura di Arash Amel scandisce l’esistenza della Colvin seguendola passo passo, da un fronte all’altro. Limitando al minimo i ritorni a casa, al tempo necessario per raccontare lo strano senso di spaesamento che la giornalista viveva quando non si trovava in una situazione di rischio, quando non aveva per le mani una verità scomoda da svelare.

Ed è proprio questo aspetto del racconto ad emergere in un film che per il resto si inserisce nel filone del cinema di impegno civile e nella sottocategoria dell’elogio al giornalismo, un solco che negli ultimi anni ha partorito film più che dignitosi, come Il caso Spotlight e e lo spielbergiano The Post. La scelta di calcare maggiormente la mano sulle fragilità del lato umano, su quel vuoto riempito dal furore stakanovista, esalta al meglio la buona prestazione di Rosamund Pike. E questo aspetto viene anche più esaltato nella seconda parte del film, a poco a poco che i conflitti raccontati dalla Colvin si fanno più vicini e più sentiti allo spettatore.

In conclusione A private war è un biopic convinto e compiuto, un ritratto a tutto tondo di un’eroina a modo suo, che colpisce non solo per la sua forza ma anche per le sue debolezze. Ovviamente la ricerca dell’attendibilità, la necessità di non plastificare una storia vera finisce per esigere un suo prezzo. Scordatevi quindi particolari sfoggi di estro registico, per un film in cui l’unico linguaggio cinematografico possibile può essere quello del rigore e della disciplina.

About the author
Marcello Lembo

Leave your comment


         




Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Back to Top