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Widows – Eredità criminale: O la borsa o la vita

Widows – Eredità criminale: O la borsa o la vita

Il regista di culto Steve McQueen trasforma una serie tv degli anni 80 in un noir cupo e con una sottotraccia sociale. Viola Davis, Colin Farrell e Liam Neeson tra gli interpreti. In sala dal 15 novembre. 

C’era una volta una serie tv inglese. Adesso invece c’è un film. Stessa trama, stesso titolo: Widows – Eredità criminale. Quella che cambia è l’ambientazione, che passa dalla Londra di Margaret Thatcher alla Chicago dell’America post-Obama. Cambia anche la firma in calce, quella di Steve McQueen, il regista del film premio Oscar 12 Anni Schiavo, che dopo anni di tentativi è riuscito a coronare un sogno, trarre un film da quella serie tv che tanto lo aveva colpito durante la sua prima adolescenza.

Questa nuova versione mette in campo tre donne Veronica, Linda ed Alice (Viola Davis, Michelle Rodriguez ed Elizabeth Debicki), vedove di tre rapinatori morti, che riprendono in mano un colpo elaborato dal marito di Veronica (Liam Neeson). Sullo sfondo si muove la politica turbolenta della città, una battaglia tra il più giovane virgulto (Colin Farrell) di una famiglia di potenti corrotti (rappresentati dal decano Robert Duvall) e un uomo nuovo (Brian Tyree Henry) legato al sottobosco criminale delle gang.

Se leggendo distrattamente la trama si potrebbe pensare di avere a che fare con uno dei tanti heist movie tinti di commedia, con quella nota rosa già sfruttata nel recente Ocean’s 8, la realtà è piuttosto diversa. La sceneggiatura scritta dal regista insieme alla scrittrice di thriller Gillian Flynn (Le verità nascoste), predilige gli aspetti drammatici e ci restituisce una realtà tetra dove l’ingenuità delle produzioni televisive degli anni 80 lascia il posto a una nuova consapevolezza di genere. In un certo senso l’operazione ricorda quella di Miami Vice, la coloratissima serie di culto di Michael Mann, che lo stesso Mann aveva trasformato per il cinema in noir cupo ed espressionista.

Le vedove di McQueen sfruttano quindi l’estro registico del loro talentuoso deus ex machina (difficile pensare a un thriller che utilizzi soluzioni di storytelling tanto originali) ma non si limitano solo a quello. Lungo tutto il film, al di là dei personaggi da romanzo, si agita con prepotenza una sottotraccia sociale. Se da un lato va sottolineato il tema della famiglia, spesso esaltata dalle apologie hollywoodiane, qui raccontata più che altro come una zavorra che finisce per far affondare i protagonisti (dagli errori politici del padre di Colin Farrell al legame criminale che lega le tre prime donne) dall’altro va detto che le protagoniste sembrano rappresentare le categorie che per un motivo o per un altro vengono sistematicamente escluse dal sogno americano. Che siano donne, o immigrati, o semplicemente poveri per Veronica, Linda e Alice la vita è una lotta per restare a galla, tra un passato drammatico, una quotidianità precaria e un futuro di scarsa prospettiva. E così Widows è un’elegia dedicata a chi non si arrende, a chi è disposto a tutto per sopravvivere, e per avere quel minimo che una società meno cinica e indifferente dovrebbe garantire a chiunque.

La cosa più difficile è entrare nel mood di un film che a uno sguardo distratto potrebbe sembrare un’altra cosa. Ma il talento di uno dei registi più interessanti della sua generazione, qui alla sua prima prova più commerciale, è e resta indiscutibile, come pure il talento degli attori in campo, Viola Davis su tutte.

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Marcello Lembo

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