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Overlord: L’orrore della guerra

Overlord: L’orrore della guerra

Overlord ci porta sulle coste della Normandia, e stavolta i nazisti non sono l’unica minaccia. Dirige l’australiano Julius Avery, produce J.J. Abrams. In sala dall’8 novembre

C’era una volta lo sbarco in Normandia, adesso invece c’è Overlord. Si tratta di un bellico b-movie tinto di horror e di adrenalina e prodotto da un J.J. Abrams che, troppo impegnato a giocare in altrui cortili (prima con la saga di Star Trek poi con quella di Star Wars), delega lo sfruttamento della sua vena creativa a una serie di registi di belle speranze. In questo caso parliamo dell’australiano Julius Avery, semi esordiente alla sua prima prova hollywoodiana, a cui è stato affidato uno script ideato da Abrams e da Billy Ray, già sceneggiatore di film come Hunger Games e Captain Phillips, e poi rivisto da una terza penna, quella di Mark L. Smith.

La storia è quella del soldato Boyce (Jovan Adepo), del caporale Ford (Wyatt Russell) e della loro squadra, paracadutati appena all’interno delle coste francesi durante l’operazione Overlord (quella dello sbarco in Normandia, appunto) e che si trovano alle prese con una nuova minaccia, gli esperimenti di uno scienziato pazzo che prendono la forma del superuomo nietzschiano, del ubermensch hitleriano. Soldati immortali per imperi immortali, chiosa un ufficiale nazista durante il film.

Vista la premessa scordatevi l’epos bellico del Giorno più lungo o i tentativi di imitare il più possibile l’iperrealtà guerresca che avevano impreziosito Salvate il soldato Ryan di Spielberg, qui si rientra più nel campo dei Bastardi Senza Gloria di Quentin Tarantino o del Planet Terror di Rober Rodriguez, senza i tentativi di rivisitazione post-moderna però, senza il (contro)senso di citare intere filmografie che non stavano affatto male nei dimenticatoi, ma con il desiderio più concreto di risuscitare al botteghino un genere che sembrava definitivamente morto. Overlord, infatti, è un b-movie orgoglioso di esserlo, senza però prendersi tanto sul serio da risultare sgradevole, e questo è sicuramente un pregio.

Un altro pregio è quello di filare via per quasi due ore di durata senza particolari patemi e anche quello di consegnarci una serie di personaggi stereotipati sì, ma che non scadono per forza nel macchiettismo. Certo, rispetto ad altri film prodotti da Abrams (i primi due della serie Cloverfield) si nota il ricorso più corposo ad effetti speciali un po’ facili e una certa carenza di trovate, ma del resto Abrams stesso ha rimarcato che Overlord non rientra nel progetto Cloverfield e allora tant’è. Prendiamo il film per quello che è, ovvero un film senza troppe ambizioni artistiche e mirato a un pubblico appassionato di horror, di cult movie e di un regista-produttore (solo produttore in questo caso) che riesce spesso a nobilitare col suo marchio film che difficilmente avrebbero smosso l’inerzia passiva dello spettatore e solo così potremo apprezzarlo.

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Marcello Lembo

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