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Venezia 75 – The Favourite: Spietato Lanthimos

Venezia 75 – The Favourite: Spietato Lanthimos

In concorso al festival il nuovo film di Yorgos Lanthimos, storia in costume che guarda al presente attraverso un uso spregiudicato della macchina da presa.

 

Viene comunemente definita la prima guerra dei tempi moderni quella che si svolse fra il 1702 e il 1707 tra  la Francia e l’Inghilterra della regina Anna: The Favourite parte da qui, costruendo intorno alla sovrana un’altra guerra più intima e forse più spietata, quella fra le sue cortigiane lady Sarah Churchill, duchessa di Marlborough e la sua giovane cugina Abigail Masham, una battaglia fra le mura di palazzo e soprattutto della camera da letto della reggente, donna insicura e labile di carattere e di psiche.

The Favourite arriva a pochissima distanza dall’ultimo capolavoro di Lanthimos, Il Sacrificio Del Cervo Sacro, e conferma il suo periodo più prolifico e la sua vena più autentica, proseguendo l’interessantissimo e geniale percorso di un autore che ha una visione del cinema tutta sua e che tuttavia sembra muoversi, fondendoli insieme in un unicum personalissimo, tra i territori misterici di Kafka e quelli di Haneke, tra il sadismo allegorico di Lars Von Trier e le perversioni crudeli di Bret Easton Ellis, tra il teatro di Artaud e le suggestioni del Dadaismo.

Con The Favourite, presentato in concorso alla 75esima Mostra del Cinema di Venezia, Lanthimos sembra poi invertire i paradigmi del suo universo poetico più recente: non drammi moderni che attualizzano i miti antichi, ma una storia in costume che declina la confusione etica e sensoriale del presente attraverso un uso spregiudicato e potente della macchina da presa ma anche del suono, della musica, dell’immagine stessa che sembra deformarsi letteralmente sotto i cortocircuiti di un autore ondivago, feroce e densissimo.

Qua la metafora non è rappresentativa del mondo contemporaneo: ma il comportamento umano che viene studiato e rappresentato è trait d’union tra le epoche, così da mettere in scena la sua teoria secondo cui da un’epoca all’altra cambia solo il contesto, ma quello che scorre sottocutaneo è sempre lo stesso, magmatico, immanente, misterioso e doloroso, inevitabile e arcaico.

La più normale delle situazioni (come dei conigli tenuti in gabbia, pratica della regina Anna che desta non poco fastidio alla sua ancella Sarah) nasconde sempre qualcosa di insano e aberrante.

Il paradosso lascia lo spettatore disorientato e privo dei soliti mezzi per interpretare le immagini, e così ogni storia, ogni personaggio viene esasperato fino all’assurdo e deformato all’interno e all’esterno, rendendo il cinema di Lanthimos un vero e proprio labirinto impregnato di un senso del perturbante nel senso più intimo e distruttivo del termine. The Favourite richiama Greenaway nel cromatismo della messa in scena, nel suo voler essere in tutto e per tutto sontuoso e totemico, nel parossismo del mistero quotidiano; eppure porta profonde le stimmate del regista greco, entomologo dell’anima moderna così sfuggente per come completamente fuori dagli schemi. Allo stesso modo i personaggi dello scandaloso trio protagonista (Olivia Colman, ma soprattutto le incredibili Emma Stone e Rachel Weisz) sembrano essere e andare costantemente in direzione ostinata e contraria per sfondare ogni regola, per sforare nell’assurdo, per resistere alla norma e ad una normalità che è sempre e solo di facciata, e nasconde soltanto innominabili, laceranti segreti.

di GianLorenzo Franzì

 

 

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La redazione

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