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‘Quando ci batteva il cuore’. Ricordando Carlo Vanzina

‘Quando ci batteva il cuore’. Ricordando Carlo Vanzina

Com’era l’epoca tua?
Buf… diversa.
Diversa come?
Mah, non so.. ci batteva il cuore. Mi sembra di ricordare che ci batteva il cuore”.
Poche battute per inquadrare un’epoca, uno stato d’animo, un mood generazionale; seguite poi da un campo/controcampo tra i più felici del cinema italiano, con un gioco di sguardi che racchiude una storia, e forse la vita, fra Jerry Calà e Marina Suma mai più così grandi. E dolorosi.

Sono gli ultimissimi minuti di Sapore di mare, un film targato 1983 e diretto da Carlo Vanzina, scritto come sempre dal fratello Enrico: un film importante e probabilmente a guardarlo oggi spartiacque, per tanti motivi. Prima di tutto, perché con quello si apriva una delle stagioni più gloriose di certo cinema, quella commedia “popolana” e, come ebbe a dire l’autore, “fieramente popolare” che portò sullo schermo successi stratosferici come Il Ras del quartiere, Yuppies, Sotto il vestito niente, giù giù fino a Piccolo Grande Amore, In questo mondo di ladri, e l’ultimo Caccia al tesoro. Titoli, appunto, che della loro “medietà” (e non mediocrità, attenzione) facevano bandiera, e che guardavano da vicino ai cambiamenti politici e sociali contemporanei, con una sottigliezza e una lucidità di pensiero forse inconsapevoli ma sempre sbalorditive e sottovalutate.

Non è un mistero che il lavoro dei fratelli Vanzina (Carlo alla regia, Enrico alla scrittura, giusto per dare dei ruoli) sia stato quantomeno sottovalutato, quando non svalutato e degradato ingiustamente: chi scrive ha sempre combattuto per poter mettere in evidenza come nei sessanta film da loro prodotti di “scoregge” ce ne sono state pochissime se non nessuna, perché la deriva per così dire scatologica è stata poi la strada imboccata da De Laurentiis che ha trasformato il loro Vacanze di Natale (sempre del 1983, sequel quasi apocrifo di Sapore di mare, nato per bissarne il successo) in un brand di successo, trasfigurandone le coordinate e utilizzando la coppia scoperta proprio dai Vanzina con Yuppies – I giovani di successo nel 1986, ovvero De Sica & Boldi, che si sono prodigati travisando la lente d’ingrandimento sociale che i figli di Steno usavano nei loro film.

Carlo Vanzina, morto oggi a Roma a 67 anni, era, di persona, uomo di infinita educazione e classe invidiabile; non è quindi difficile dissociarlo da certa produzione, per affidargli invece la paternità di pellicole non sempre riuscite ma di buon gusto, mai sbracate anche se a volte sboccate, che utilizzavano (questo sempre) al meglio gli attori al suo servizio: dai citati Boldi e De Sica fino a Jerry Calà appunto, Paolo Villaggio, Vincenzo Salemme, Massimo Ghini, scoprendo anche Raoul Bova nel ruolo di una vita e valorizzando quanto possibile bellezze leggendarie come Manuela Arcuri, Valeria Marini e Monica Bellucci, in film dove la donna, ben lontani dall’epoca del #MeToo, faceva naturalmente da motore immobile della storia senza esserne svestita o sopraffatta. Perché Carlo diresse anche una meraviglia di raffinatezza come Virna Lisi, regalandole un ruolo da timida milf ante litteram proprio in Sapore di mare, e poi vere e proprie signore del cinema divenute in seguito icone come Isabella Ferrari, Ornella Muti, Nancy Brilli.

Insomma, un cinema che era un mondo, e un mondo che era un mood: una camera del tempo dove ritrovare usi e costumi dimenticati, un cannocchiale per crogiolarsi in una celeste nostalgia perdendosi nel mare del passato, o più semplicemente artigianato dell’arte, fatto col cuore per arrivare sempre al cuore.

di GianLorenzo Franzì

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La redazione

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