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La truffa dei Logan: cantica del loser

La truffa dei Logan: cantica del loser

Il regista Steven Soderbergh di nuovo alle prese con una rapina del secolo. Dopo Ocean’s Eleven ecco La Truffa dei Logan con Channing Tatum, Adam Driver, Daniel Craig e Hillary Swank. In sala dal 31 maggio.

Una banda di rapinatori, un piano infallibile o quasi e un cast di stelle. Magari meno fulgide ma sempre stelle. A 17 anni da Ocean’s Eleven Steven Soderbergh torna sulla scena del crimine con La Truffa dei Logan. Archiviati i superdivi Clooney, Pitt e Damon stavolta in ballo ci finisce una compagine più variegata ma non meno valida, da Channing Tatum all’Adam Driver di Star Wars, passando per lo 007 Daniel Craig, per Katherine Waterston, Katie Holmes e per una rediviva Hillary Swank.

La storia è quella dei fratelli Logan: Jimmy (Tatum) ha appena perso il lavoro e visto che la sua ex moglie (Holmes) vorrebbe trasferirsi in un’altra città, rischia di vedersi portar via anche la figlia. Clyde (Driver) è un veterano della guerra in Iraq, ha un braccio prostetico e gestisce con poca fortuna il bar di famiglia. E la poca fortuna sembra il motto dei Logan che però quella fortuna decidono di andare a cercarsela per conto loro, provando a rapinare un autodromo dove si terrà un corsa di Nascar. Per portare a segno il colpo decidono di arruolare un improbabile alleato, il rapinatore incallito Joe Bang (Craig) che però è rinchiuso in galera. I due Logan dovranno quindi liberare il complice, compiere la rapina, riportare il complice in galera, il tutto sfuggendo alla legge e ai sospetti di un’agente delle Fbi (Swank).

È strano e in qualche modo sorprendente che un regista che ha sempre amato variare i toni e le ambientazioni dei suoi film torni così sfacciatamente alle atmosfere di quello che è stato il suo maggiore successo commerciale. Ancora più strano e in qualche modo ancor più sorprendente è che La truffa dei Logan lasci, a conti fatti, un’impressione molto migliore del più blasonato Ocean’s Eleven. Forse perché la sceneggiatura di Rebecca Blunt non si accontenta di un intreccio meccanico e ben oliato e dei volti patinati dei suoi attori ma preferisce costruire dei personaggi che avrebbero, molto più di Danny Ocean e soci, le gambe per sopportare un sequel e forse due. E se i tempi della commedia alternati ai ritmi dell’azione funzionano a meraviglia in La truffa dei Logan si fa strada anche l’emozione, specie nel rapporto tenero tra Jimmy e la figlia, interpretata dall’adorabile Farrah Mackenzie.

Certo sulla Truffa dei Logan pesa la zavorra della scarsa originalità e anche se è un netto passo avanti rispetto al più famoso precedente non saranno in pochi a trovare deludente l’accostamento specie, si diceva, se dietro la macchina da presa c’è un regista tanto eclettico. Ma è anche vero che è difficile volere male alla famiglia Logan e ai suoi divertenti e talentuosi interpreti. Ed è anche difficile trascurare un film tanto delizioso e ben confezionato in un periodo in cui il cinema commerciale spesso è così vuoto da rasentare il nulla.

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Marcello Lembo

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