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Paolo Sorrentino: “‘Loro’ non è un film politico”

La premessa è che il “gioco del chi è chi, è da rotocalco d’antan e non ha senso farlo, perché nel film i personaggi reali presenti sono gli unici con i loro nomi. Se gli altri non ce li hanno è perché non sono quelli a cui la stampa si ostina a fare riferimento”. Così Paolo Sorrentino presenta Loro 2, il secondo atto di un ritratto di Silvio Berlusconi e del berlusconismo inaugurato da un primo farsesco prologo, è Loro 1.
“Ho usato nomi fittizi perché volevo essere libero di inventare dei personaggi. Fabrizio Bentivoglio quindi non è Bondi e Kasia Smutniak non è Sabina Began”. Il regista premio Oscar per La grande bellezza non lascia spazio a speculazioni e a chi gli chiede se Loro non sia una parodia del suo stesso cinema, risponde citando Radigue: “Non posso che fare film alla Sorrentino, capisco che a qualcuno possa stufare ma è piuttosto difficile uscire da se stessi. Molti dicono che cerco di imitare Kubrik, Scorsese, Korine, Fellini, ma come insegna Radigue, bisogna provare a imitare capolavori, e solo se non ci si riesce si diventa originali. Siccome mi hanno sempre detto che non sono capace di imitare quei grandi registi, concedetemi allora di essere originalissimo”.

Ci tiene poi a precisare che Loro “non è un film schierato o ideologico, non è né un attacco né una difesa. Sarebbe stato stupido porre una questione già ampiamente dibattuta e sviscerata, mi sembrava invece, che a non essere mai stata così puntualizzata fosse la dimensione dei sentimenti dietro all’uomo politico”.
Insomma, non è un film politico, ma di sentimenti “che riguardano tutti, giovani e vecchi.  Dentro c’è la paura della vecchiaia e della morte, che aleggia intorno a ciascuno di noi, anche attorno ai ragazzi di 20 anni messi in scena nel film. È questa l’attualità di Loro, i sentimenti che restano medesimi nei secoli e che in quell’epoca storica si sono sviluppati con ineluttabile vitalismo”.
Sorrentino ribadisce di non aver voluto “puntare il dito contro nessuno”, perché “quando ci sono in gioco le paure e i dolori delle persone, non ci sono né vincitori né vinti. Ho raccontato un universo in difficoltà e il
punto di partenza era una storia d’amore, che ci sembrava una delle chiavi d’accesso più efficaci e inedite per parlare di persone di cui si è letto e detto tanto”.

La vera novità e forza del film sta infatti nel tono usato: la tenerezza. “Un film come un libro deve essere, a dispetto della cronaca sempre più emotiva, irrazionale e nervosa, l’ultimo avamposto della comprensione, anche se ti espone a giudizi non gradevoli. Ho provato a comprendere il perché delle cose e dei comportamenti anche quando sono moralmente discutibili. Il mio sguardo è tutto nel tono adoperato all’insegna di una parola molto usata in questo periodo, la tenerezza”.
In Loro c’è anche un po’ di tutti noi italiani, anche se l’idea era “raccontare un periodo, quello tra il 2006 e il 2010, caratterizzato da alcune derive che erano figlie di un decennio, gli anni ’90, ancora poco esplorato. È sicuramente anche un film su una parte degli italiani e su alcune caratteristiche degli italiani, come una certa dimensione di eroismo, ben diversa dall’aberrazione e dalle forme di libertà spregiudicate e depravate di cui si parla nel primo capitolo di Loro”.

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Elisabetta Bartucca

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