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Bernardo Bertolucci al Bif&st: “Ho sempre amato i miei attori, al contrario di Hitchcock”

Bernardo Bertolucci al Bif&st: “Ho sempre amato i miei attori, al contrario di Hitchcock”

Standing ovation al Petruzzelli per “Ultimo tango a Parigi”.

di Claudia Catalli

Mai detto “last but not least” fu più appropriato. Ultima ma più affollata e emozionante che mai, la Masterclass che chiude il Bif&st 2018 è stata una lezione di cinema e di umanità.  Questa sera ci sarà l’anteprima internazionale della versione restaurata di Ultimo tango a Parigi da parte del Centro Sperimentale di Cinematografia, con la consulenza di Vittorio Storaro per la fotografia e di Federico Savina per il suono. Così il maestro Bernardo Bertolucci commenta gli scandali che seguirono la prima uscita della pellicola nel “72 tra sequestro e messa al rogo di copie e negativo: “Io, il produttore Alberto Grimaldi e Marlon Brando fummo condannati a due mesi di carcere, che poi non facemmo perché eravamo incensurati. Ma qualche tempo dopo, andando a richiedere il certificato elettorale all’anagrafe, scoprii che tra le pene accessorie c’era anche la sospensione per cinque anni dei diritti civili e che quindi non potevo votare. Questo mi ferì profondamente”.

 

Marlon Brando fu la sua terza scelta: “Scelsi Brando dopo i rifiuti di Jean-Louis Trintignant che non voleva recitare nudo, di Jean Paul Belmondo che considerava il film pornografico e di Alain Delon, che avrebbe accettato solo a costo di esserne anche il produttore. Una sera a cena a Piazza Navona mi fecero il nome di Brando. Il primo incontro avvenne in un hotel a Parigi, io ero molto intimidito ma riuscii a raccontargli la trama in un minuto e mezzo, con un inglese improbabile. Lui rimase in silenzio, guardando in basso e senza mai alzare gli occhi. Poi mi disse che stava cercando di capire quando avrei finito di muovere il piede per il nervosismo!. Vide Il conformista, gli piacque, mi disse di trascorrere un mese a Los Angeles per discuterne con calma. Quando arrivai in città, mi venne a prendere in albergo e mi portò a casa sua in Mulholland Drive dove sarei poi tornato tutti i giorni, parlando di tutto tranne che di Ultimo tango. Ma ero contento perché avevo capito che non c’era pregiudizio da parte sua nei miei confronti e nei confronti del film”.

 

Cambierebbe qualcosa di quel film? “Dovessi rifarlo oggi, accorcerei le scene con la Schneider e Jean-Pierre Leaud, in certi momenti forse inutili ma probabilmente dovute al fatto che volevo che il pubblico provasse, qui e là, nostalgia della presenza di Marlon Brando”.  Degli attori ha sempre avuto una concezione altissima: “Non la penso come Hitchcock che diceva di considerarli solo bestiame, anche se penso lo dicesse solo per alimentare il suo mito. Se è bestiame, allora per me è bestiame prezioso! Io devo potere amare qualcuno per potergli andare vicino con la macchina da presa e voglio che, durante le riprese, gli attori partecipino al processo di creatività”.

 

 

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La redazione

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