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Pippo Baudo al BiF&ST 2018: “Con Il Gattopardo di Visconti comprai la prima automobile”

Pippo Baudo al BiF&ST 2018: “Con Il Gattopardo di Visconti comprai la prima automobile”

di Claudia Catalli

Chi pensa che un nome storico della televisione italiana stoni in ambito cinematografico, forse non conosce a fondo la storia e la carriera di di Pippo Baudo, stamattina vivace ospite di una Masterclass al Bif&st 2018. Di cinema non ha solo parlato, non ha solo frequentato i grandi attori che hanno fatto illustre il nostro cinema nella sua epoca d’oro. Lo racconta lui stesso: “Ho fatto diversi film. Quando Visconti girò Il gattopardo, il produttore Lombardo mi chiese di adattare i dialoghi al labiale indistinto degli attori. Con quel lavoro comprai la mia prima automobile, una 500, ancora non so come riuscivo a entrarci!”. Poi i famosi “musicarelli”, nei quali interpretava se stesso, già noto al pubblico televisivo: “In Zum zum zum facevo la spalla di Peppino De Filippo, dovevo darmi i pizzicotti sulla gamba per trattenere le risate!”. Poi ci sono le occasioni mancate: “Saro Urzì mi volle presentare Pietro Germi che stava preparando Sedotta e abbandonata. Lui mi squadrò dal basso verso l’alto e quando arrivò alla testa mi disse: ‘Se girerò un film a Trento la chiamerò senz’altro’. Insomma, non avevo proprio nulla di siciliano!”.

Partono i ricordi con i grandi attori che ha conosciuto. Da Mariangela Melato, nel celebre sketch in cui sbucava fuori da una valigia (“una delle più grandi attrici che abbiamo avuto, sapeva fare tutto e bene”) a Marcello Mastroianni (“Non andava volentieri in Tv, io insistetti, lui venne e si divertì moltissimo”). E Vittorio Gassman: “Disprezzava la televisione e quindi io, che ai suoi occhi la incarnavo, divenni la sua vittima designata. Dopo lo sketch che avete visto nel quale mi strapazzava, finii in ospedale con una colica renale”. Per non parlare dei volti del cinema internazionale: “Sean Connery volle ballare con me sulle note di Goldfinger, lui faceva la donna! Con l’agente di Robert De Niro pattuimmo un’intervista di 10 minuti che poi diventarono mezz’ora, perché si trovò molto bene con me”.

L’avvento della televisione gli cambiò la vita: “Ero solo un giovane studente, dissi ai miei genitori che un giorno, dentro quella scatola, ci sarei stato io, mentre mia madre mi avrebbe voluto medico e mio padre avvocato. Effettivamente mi sono laureato in Giurisprudenza ma poi la televisione mi ha regalato il sogno della mia vita”. L’emozione della sua prima volta da conduttore: “Fu in un programma del pomeriggio, Primo piano. Dovevo intervistare Johnny Dorelli e Julia De Palma, le prove le facemmo appena due ore prima e poi in gran parte improvvisammo. Pensavo che la cosa fosse finita lì e invece ho proseguito per sessant’anni”. L’affermazione con Settevoci: “Era una mia idea, registrammo le prime sei puntate ma a un dirigente non piacquero e le bobine del programma finirono in un magazzino. A quel punto io mi raccomandai con il magazziniere che, se ci fosse stato un buco di programmazione, avrebbero potuto ricorrere alla puntata pilota. Capitò, in effetti, che una copia doppiata del telefilm Rin Tin Tin non arrivò per tempo e al suo posto trasmisero il mio programma. Ebbe un successo enorme. In pratica io devo la mia carriera a un cane…”.

Rimpianti? Uno su tutti. Aver lanciato, tra i tanti, Beppe Grillo: “Ahimè cosa ho combinato! Lo conobbi accanto a un suo manifesto all’ingresso di un locale milanese, volle a tutti i costi che assistessi al suo spettacolo, da unico spettatore. Poi gli feci fare un provino e il resto lo sapete. Ora Beppe ha nostalgia del teatro, la politica l’ha un po’ stufato, per me resta un grande comico”.

Infine un pensiero all’amico Armando Trovajoli, cui il Bif&st rende omaggio stasera con un concerto al Petruzzelli: “Ero amico di famiglia, ci trovavamo spesso a casa sua e parlavamo di tutto ma a un certo punto finiva sempre per suonare il pianoforte. Era un musicista eccezionale, un compositore all’altezza di Leonard Bernstein, un pianista incredibile, ne era ammirato anche Arturo Benedetti Michelangeli”.

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La redazione

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