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Pacific Rim – La Rivolta: Il ritorno dei giganti di ferro

Pacific Rim – La Rivolta: Il ritorno dei giganti di ferro

Torna la sfida tra gli svettanti Jaeger e i minacciosi Kaiju in Pacific Rim – La Rivolta. Protagonisti John Boyega e Scott Eastwood, dirige Steven DeKnight, veterano delle serie tv Spartacus e Daredevil. In sala dal 22 marzo.

La lotta è continuata, nonostante il gran rifiuto del padre fondatore. Pacific Rim – La Rivolta ha trovato la via dei cinema, più forte dei dubbi dei suoi creatori, a cominciare dai produttori della Legendary e della Universal che avevano dovuto fare i conti con i segnali contrastanti al botteghino del film capostipite, che fu un mezzo fiasco nel mercato americano ma un crac imprevisto all’estero e soprattutto nella strategica piazza cinese. Ma anche i dubbi dello stesso regista, Guillermo Del Toro, che posto di fronte alla scelta tra questo sequel e il passion project La Forma dell’Acqua ha puntato su quest’ultimo e il tempo e le giurie (a Venezia come agli Oscar) gli hanno dato ragione.

Ma il mondo stilizzato di robot giganti e mostri alieni, specie in una versione che ha assunto le forme fittizie della realtà, era troppo appetibile a un certo tipo di platee per lasciarlo a prender polvere nel cassetto di qualche executive. E allora dopo aver ricalibrato il budget (150 milioni a fronte dei 190 del primo film), dopo aver trovato un nuovo regista (lo Steven DeKnight della serie tv Daredevil) e dopo aver messo da parte mezzo cast del primo film Pacific Rim – La Rivolta prende le mosse  dall’incontro tra Jake e Amara. Lui è un ex pilota di robot che ha preferito una vita vissuta ai margini dell’illegalità ed ha il volto di John Boyega, l’astro nascente degli ultimi film di Star Wars ma anche del Detroit diretto da Kathryn Bigelow. Lei è un’adolescente appassionata di robotica che di robot se ne è costruito uno in casa ed è interpretata dall’esordiente Cailee Spaeny.

Il loro incontro è uno scontro che finirà per attirare le attenzioni delle autorità. E i due verranno arruolati nel programma Jaeger, dove Jake troverà l’ex amico Nate (Scott Eastwood, figlio sosia del leggendario Clint) e la sorellastra Mako (Rinko Kikuchi), uno dei pochi reduci del primo film. In queste fila si iscrivono anche gli scienziati Hermann e Newton (Burn Gorman e Charlie Day), un tempo inseparabili soci ora su fronti opposti. Sempre nel programma Jaeger il primo, al servizio della ipermanager Liwen (l’attrice cinese da esportazione Jian Ting) l’altro.

La minaccia, neanche a dirlo, è quella dei Kaiju, i grandi mostri giapponesi che spuntano dalle acque del pacifico ma arrivano da un’altra dimensione. E giusto il tempo di una premessa neanche troppo convinta e la sceneggiatura, firmata a otto mani dal regista, da Emily Carmichael, Kira Snyder e T.S. Nowlin, si getta a capofitto nella caciara delle scazzottate a taglie forti tra mostri e robot e, giusto per aggiungere un pizzico di novità, i colpi volano anche tra robot e robot. Ma forse per Pacific Rim – La Rivolta varrebbe il detto “niente nuove, buone nuove”, e invece qua le nuove ci sono e non sono buone. Anche se Pacific Rim non sarà mai considerato né il più riuscito né il più sentito dei film di Guillermo Del Toro è impossibile non sentirne la mancanza, specie dopo che il regista messicano è andato a conquistarsi tutti gli allori a disposizione nel vecchio e nel nuovo continente.

Steven DeKnight invece rischia di fare la fine di un altro collega dal percorso simile, Alex Kurtzman, sceneggiatore e produttore televisivo stimato che è caduto nella trappola dell’esordio con un film ad alto budget (nel suo caso fu il disastroso La Mummia, con Tom Cruise). Senza volersi ergere a Cassandra il rischio di affidare tanti soldi a un regista inesperto non è da poco. Dal canto suo il producer delle versioni televisive di Spartacus e di Daredevil sembra volersi addentrare su sentieri molto più battuti e sicuri. E se Del Toro voleva incanalare direttamente le ascendenze di manga e anime giapponesi DeKnight preferisce rifarsi a un materiale simile ma comunque mediato e metabolizzato dalla cultura americana, a cominciare dai quei Transformers che al cinema sono stati la fortuna di Michael Bay.

E proprio la formula, tutta azione ed esplosioni del regista californiano, sembra la bibbia di questo sequel, che mette da parte qualunque tentativo del predecessore (peraltro già abbastanza sporadico) di affrontare anche il tema dell’empatia e dell’emozione umana. Quello sì che è finito nel cassetto dell’executive, meglio limitarsi alle botte da orbi e ai mostri in cgi che quando ci si allontana troppo dal canovaccio il film di DeKnight finisce per scadere non solo nel già visto ma anche nel banale. Pacific Rim – La Rivolta in sostanza è il seguito sbiadito di un film che già non era particolarmente riuscito di suo ma che almeno aveva un pizzico di anima, per di più diretto da un regista alle prime armi quando il regista del primo film, proprio quest’anno, ha raggiunto le massime consacrazioni internazionali. Un film che rischia di essere fagocitato dall’ombra di quel che è stato prima e forse proprio per questa paura finisce per ancorarsi a terra in una sorta di scontata autocensura, di accontentarsi della multietnicità del suo cast, come se bastasse qualche attore dell’estremo oriente per rifarsi dei soldi dell’investimento. Il marketing ci dice che potrebbe andare proprio così, ma il cinema è un’altra cosa.

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Marcello Lembo

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