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Tommaso Arnaldi: da I liceali a Hybris

Si muove abilmente tra tv, cinema e teatro, sul piccolo schermo lo abbiamo visto nella scuola de I liceali e nelle scombinate vicende familiari de I Cesaroni, in sala ci è arrivato con l’horror rivelazione Hybris che ha anche scritto, a teatro il suo corto Opsis, è arrivato alle semifinali di Short Lab, la rassegna di corti teatrali ideata da Massimiliano Bruno.
Oggi Tommaso Arnaldi è un giovane attore che non abbandona la sua passione per la scrittura; ha deciso di fare questo mestiere a quindici anni, quando quasi per gioco si iscrisse a un laboratorio teatrale del suo liceo: “Ci ero andato per conoscere delle ragazze! – mi racconta scherzando – e abbiamo messo in scena il Cyrano di Bergerac. Ho avuto la sensazione che quello fosse il mio posto e il luogo dove stare, un po’ come quando incontri la donna o l’uomo della tua vita. È difficile spiegarlo a parole, questo mestiere è come l’amore, ti dà tanta gioia ma anche tanta sofferenza. È stato lui a scegliere me”.
A breve inizierà a girare Gin Tonic dove avrà un ruolo da protagonista, “una commedia che ha quel qualcosa di amaro e nostalgico che mi piace molto”; quasi al termine invece la sceneggiatura del film tratto da un suo spettacolo teatrale Point of view.

Ti sei formato tra l’Italia e gli Stati Uniti. Cosa hai imparato dagli americani?
Ho iniziato con un laboratorio teatrale al liceo, poi sono entrato al Centro Sperimentale e tra il secondo e terzo anno ho frequentato per due mesi un corso del Tribeca Film Centre, la scuola di De Niro a New York.
Quello che ho imparato dagli americani è la loro estrema concentrazione sulle azioni dei personaggi, sui passaggi tra un pensiero e l’altro e le pulsioni, dall’Italia mi porto quella specie di malinconia di fondo che ci accompagna sempre, e credo che il più bravo a fotografarci in questo senso sia stato Monicelli. Abbiamo quell’amarezza e nostalgia che è tipicamente europea.

Ti sei misurato con linguaggi diversi: il cinema, il teatro e la televisione. Qual è quello con cui ti trovi meglio?
Vado a periodi! Ho iniziato dal palcoscenico, poi il Centro Sperimentale mi ha aperto le porte del cinema. In questo ultimo periodo sto cercando di lavorare contemporaneamente su tutti e due i fronti e di andare più in profondità. Il cinema mi piace perché è il posto dei sogni e delle storie, dicono che sia “un attimo rubato” dalla vita di tutti i giorni, è come spiare l’essere umano dal buco della serratura e questo mi affascina; del teatro invece l’aspetto più interessante è il rapporto con il pubblico, l’imprevisto, l’unicità di ogni singolo momento.

Sei stato anche sceneggiatore di Hybris, che è stato molto apprezzato dalla critica. Come nasce la tua passione per la scrittura e che posto occupa rispetto al tuo lavoro di attore?
La passione per la scrittura nasce molto prima di quella per il cinema, è quasi una tradizione di famiglia; mia madre faceva la giornalista e l’insegnante di lettere, a casa mia si litigava e poi ci si chiedeva scusa scrivendo delle lettere che lasciavamo puntualmente sotto la porta.
Fa parte del mio background, ma spesso è un arma a doppio taglio: da un lato mi aiuta a seguire i passaggi logici all’interno di una sceneggiatura, dall’altro mi spinge invece a crearmi una storia in testa per conto mio per cui spesso il regista deve riacciuffarmi e riportarmi sulla giusta strada.

Ha lavorato con Lamberto Bava in Twins. Come è andata?
Lamberto è un regista straordinario, un vecchio cinematografaro che sa dove portarti e come farlo nel minor tempo possibile tirando fuori il meglio da ogni attore.

Cosa rubi dai grandi maestri?

Il mestiere, e poi tutto ciò che può aiutarmi a migliorare a livello artistico e umano, perché credo che un grande artista sia anche una grande persona.

Chi sono i tuoi modelli?
Ho avuti tanti maestri, perché ho studiato parecchio. Ma vedere Gian Maria Volontè in Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto è stato il momento che mi ha cambiato la vita; era un attore straordinario, è sempre riuscito a trasformarsi e a portare ogni volta qualcosa di diverso in se stesso.

Con chi ti piacerebbe lavorare?
In Italia con Gabriele Salvatores, sono innamorato di qualsiasi suo film; all’estero con Polanski o Fincher, che per me sarebbe la realizzazione di un sogno.

Quali sono i ruoli che più ti affascinano?

Mi piace molto analizzare gli aspetti delle persone che vengono definiti anormali, quindi lavorare sulla follia, ansia, anormalità insita in ogni personaggio. Oggi non ci sono più i buoni e i cattivi tout court, in questo momento storico la scrittura cinematografica sta cercando di umanizzare i cattivi e rendere i buoni un po’ più dark, questo aspetto mi interessa moltissimo.

Il tuo film preferito?
Sono tanti! In questo momento quello che mi ha lasciato di più è Mr.Nobody, ma in generale sono un grande amante di Woody Allen, e poi Casinò di Scorsese e Seven di Fincher.

Sei un consumatore accanito di serie?
Dovrei quasi andare a disintossicarmi dalle serie, le vedo tutte! Criminal minds, Breaking Bad, How I met your mother, Scrubs, le amo tutte!

About the author
Elisabetta Bartucca

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