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Renato Zero al cinema: “Liberate tutti gli Zerovskij!”

Zerovskij

a cura di Federico Cari

3, 2, 1…Zero! Conto alla rovescia per l’evento che vede per la prima volta nelle sale cinematografiche l’ultima fatica del cantautore trasformista Renato Zero. Il 19, 20 e 21 marzo nelle sale verrà proiettato Zerovskij – Solo per Amore, girato nella tappa dell’Arena di Verona. Mettete da parte “Il cielo”, i lustrini e le piume degli anni Settanta e perdetevi tra i binari di Stazione Terra, della quale Zerovskij è l’enigmatico e paterno custode.

Che cos’è Zerovskij?
Renato Zero: È una cosa che era nell’aria, volevamo sfuggire a questa costrizione delle playlist inchiodate. Con tutto il rispetto per i vecchi brani, non se ne poteva più! Bisognava uscirne fuori e dare al pubblico pane fresco, qualcosa di più dei miei grandi successi. Sono felice di aver fatto lavorare 120 persone sul palco e altrettanti intorno per questo tour. È stato bello attraversare l’Italia con questi tir carichi di umanità, rispetto e stima. Quello che porto nel cuore è il rapporto tra le persone, una convivenza straordinaria, questo mi ha permesso di non faticare. Non è stato un tour di grande guadagno, ma di grande soddisfazione. Stiamo progettando un secondo atto perché Zerowskij non s’accanna, la sua ferovia non se tocca…sono venuti quelli dell’alta velocità, ma gli ho detto che a noi “de corre non ce frega n’cazzo“, vogliamo fare tutte le fermate, perché quando corri ti perdi tutto: non ti fidanzi, non ti sposi, non trombi, non ti godi il panorama…vedi ‘na cosa bianca e pensi che è una che s’è appena fatta ‘na tinta.

Quanto è importante ancora per un artista come te sperimentare e fare ciò in cui credi?
Tutto dipende dalla propria volontà, per fare esperienza non si può essere schiavi sempre del mercato e delle tendenze. Deve esserci di fondo una buona fede da parte dell’artista, se l’artista cambia e si rimette in gioco dovrebbe essere riconosciuto il coraggio: campare con i diritti della SIAE si può, ma se vuoi reinventarti e fare sempre qualcosa di nuovo devi metterti in gioco e rischiare. Come ho avuto ragione con lustrini e paillettes o cantare “Vecchio” a 41 anni, così posso tentare una rivoluzione musicale e personale anche adesso a 67 anni. Con Zerowskij ho messo insieme un po’ tutto il bagaglio della mia carriera di artista, attore, fantasista, trasformista. I nostalgici del vecchio Zero si sono ricreduti dopo il tour.

Hai mai pensato di portare in scena (al teatro, al cinema, con un musical) la vita di Renato Zero che incrocia quella di Renato Fiacchini?
Non celebrerei questo Zero, che deve i suoi natali a Fiacchini ovviamente. Sarebbe giusto forse raccontare Fiacchini, ma ormai trovo che tutto sia talmente messo in piazza in maniera esagerata e la realtà a volte non viene più creduta: le persone tendono sempre ad ingigantire i racconti e la vita. Ingigantire i seni, le misure del corpo. Io tendo a ridimensionare le cose, gli aspetti bui della mia vita, i miei patimenti, la mia solitudine…sono aspetti ai quali ho voluto dare un sedativo perché m’ero rotto i coglioni di lamentarmi. Non ci si può lamentare, soprattutto quando sei riuscito a mettere su un’impalcatura che si chiama Renato Zero.

Nella tua vita, ti sente più re o operaio? Sul palco ti sente più ribelle o sacerdote?
Io penso che ci siano più Zerowskij in giro di quelli che possiamo immaginare. Zerowskij è anarchico, alla fine è un angelo e non fa ammiccamenti per elevarsi ad esserlo, non è figlio di inciuci politici. Trovo che rappresentare un elemento come Zerowskij sia un modo di rivalutare le ombre, le incertezze di tanti esseri umani che dovrebbero essere incoronati. Voi della stampa dovreste mettere sulle vostre copertine la gente che “si fa il mazzo” per resistere, per difendere amore, famiglia, i propri figli. Questi che avete visto sono gli Zerowskij che stanno là fuori, che hanno desiderio di essere liberati. Liberate Zerowskij!!!

In questo universo di riflessioni, stimoli, suggestioni, qual è, se c’è, una speranza per l’umanità?
La speranza non è nel pacchetto di offerte di Zeroskij: lui vuole illuminare la platea dicendo che qualcosa di sbagliato e pericoloso sta accadendo. Come ho sempre fatto nella mia carriera, senza pretendere di vendere elisir curativi. I personaggi li abbiamo collocati nella loro naturale veste. Tanti hanno sempre pensato all’Amore come una divinità simile ad Apollo, inarrivabile e etereo, noi, invece, lo abbiamo messo su una sedia a rotelle per dare l’idea della sofferenza che deve patire un elemento come l’amore, che deve avere a che fare con la scelleratezza di certi esseri umani, con la loro pretesa di mettere l’amore nella condizione di essere pagato, remunerato. La speranza va coltivata e non usata come metodo, non deve scadere nella pietà. Vuoi essere libero o ti piace essere incatenato? Vorrei concludere con un messaggio alle donne: non dovete trasformare l’amore in masochismo e silenzio, essere maltrattate. La vita non voleva sorridermi e con tanta forza di volontà, in questi 67 anni, l’ho costretta a sorridermi. Purtroppo l’Italia non è quel posto meraviglioso che avevo immaginato tanti anni fa ma ho ancora la voglia e la forza di lavorarci su, fate altrettanto.

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La redazione

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