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Metti la nonna in freezer: intervista a Fontana e Stasi

Intervista di Gianlorenzo Franzì

In sala dal 15 marzo, Metti la nonna in freezer è la black comedy diretta a quattro mani da Giancarlo Fontana e Giuseppe Stasi e interpretata da Miriam Leone e Fabio De Luigi. Ecco cosa ci hanno raccontato i due registi.

Prima di tutto, da da dove nasce l’idea di Metti La Nonna In Freezer? Atteso perché tutti aspettavano il passaggio su grande schermo della carica narrativa eversiva di Stasi e Fontana…
Giancarlo Fontana: Parte ovviamente dall’idea del produttore Nicola Giuliano, della Indigo, che, leggendo articoli di cronaca su alcuni poveri disperati che congelavano dei parenti per “mantenerli in vita” così da mantenere anche la loro pensione, ha avuto l’idea di trasformarli in una commedia. Poteva essere un crime, un horror, invece lui ha avuto la brillante idea di vederci una commedia: Fabio Bonifaci ha scritto la sceneggiatura, Nicola ha comunque avuto il merito di puntare su due esordienti, alla prima esperienza al cinema. Noi quando abbiamo letto la sceneggiatura abbiamo riconosciuto un valore, una perfezione quasi matematica in tutte le sue evoluzioni, nella struttura, negli intrecci, nei personaggi, e ci siamo fiondati in questo progetto con grandissimo entusiasmo e grande voglia di metterci in gioco, per dimostrare che è possibile – come dicevi – passare dal web alla televisione e quindi al cinema. E ci abbiamo messo dentro tutto quello che ci piace: dal cinema di riferimento, quello con cui siamo cresciuti, alla nostra visione, la cattiveria che caratterizzava i nostri progetti. E per chi può pensare che passando da un mezzo all’altro si possa perdere libertà, diciamo che per noi non è stato così, siamo sempre stati molto liberi di dire e fare quello che volevamo, con un cast top e dei mezzi di produzione che chiunque può solo sognare di avere.

Hai parlato del passaggio dal web alla tv al cinema, dalla rete alla grande diffusione in sala. Il vostro linguaggio è sempre stato molto “aggressivo”, da “buffoni di corte” liberissimi da ogni vincolo. Nessuna limitazione dalla produzione: ma ve ne siete imposta qualcuna da soli? Vi siete posti il problema che magari, raggiungendo un pubblico potenzialmente più vasto anche come target di riferimento, avreste dovuto addolcire il vostro linguaggio, renderlo più semplice, più immediato, insomma diverso?
Giuseppe Stasi: Posto che questa sceneggiatura non è stata scritta da noi, aveva al suo interno un intento molto preciso, quello di arrivare al grande pubblico ed essere il più possibile popolare, ma nel senso buono, senza prendere una posizione precisa sul problema che poteva essere affrontato, come hai detto tu, in maniera forse più diretta, ma avrebbe, secondo noi, fatto un errore grosso: in questo momento così delicato, in cui persino le regole della Costituzione vengono messe in discussione, in questo momento di incertezza e totale latitanza di un senso, di una morale comune, l’intento del film, o almeno l’intento che ci siamo prefissati noi, era proprio di fare un attacco. Ultimamente la satira ha perso la sua utilità e gran parte della sua forza, della forza dei grandi comici italiani Millenials, come Guzzanti (Corrado e Sabina), Neri Marcorè, perché con la rete quella forza si è diluita. Oggi ci sono così tante persone, ci sono talmente tanti “buffoni”, tante voci, che c’è chi dà retta al sistema, chi lo combatte… ma poi quale sistema? Qual è il sistema? Dov’è? In questo frangente, in questa confusione, la satira ha perso tanto potere e non esiste più il “re nudo”, è il popolo il re, perché abbiamo portato noi il popolo al potere. In questo quadro, è importante a nostro avviso mettere da parte l’aggressività e fare un prodotto che diverta, che intrattenga, che faccia dimenticare che là fuori non c’è più il re, che c’è una gran confusione.

Parlavi di gran confusione: sembra sia possibile per tutti fare satira, fare cinema, per tutti c’è una finestra aperta. In questo momento quindi è più facile o più difficile fare del buon cinema, avere una voce autorevole? Se tutti sono registi, nessuno è regista…
G.S.: Mah, c’è un problema fondamentale: noi siamo partiti dalla rete e alla rete dobbiamo tutto. La facevamo in un momento in cui questo giocattolo, YouTube, nessuno sapeva bene come sfruttarlo, aveva un sacco di potenzialità inespresse che poi sono esplose con i grandi gruppi, con i The Jackal o Casa Surace che l’hanno fatto diventare un mestiere. Ora la rete è come Netflix. In questa regolarizzazione del mezzo ci sono tantissimi talenti, ma la qualità sta cambiando. La fruizione cinematografica sta cambiando, è diventata quasi uno spettacolo per pochi, a meno che non ci sia un grande successo, è diventata di élite. Democratizzare lo spettacolo con la rete, con Netflix, è molto positivo: e la sfida dei grandi produttori è diventata proprio quella di trovare il talento migliore e affidargli il grosso progetto. Anche perché poi c’è l’estremo opposto, come qualcuno che ti riprende con il cellulare in bagno… ma quello non è cinema e neanche intrattenimento.

Sì, e il tuo esempio non è neanche tanto peregrino, visto che sui social è apparsa proprio qualche giorno fa una foto di Gianni Morandi nella toilette di un autogrill…
G.F.: Come diceva prima Giuseppe, il merito di gente come Nicola sta proprio nel saper riconoscere e saper veder qualcuno che può effettivamente dirigere un film: perché poi dirigere un film non è solo mettere in fila le inquadrature.

Tornando al film: siete stati capaci di trasformare un’icona sexy in una nonna congelata! Com’è stato lavorare con Barbara Bouchet?
G.F.: All’inizio è stata super disponibile. Noi avevamo un po’ di timore reverenziale nei confronti di quest’icona con la quale tutti siamo cresciuti. Poi invece ti ripeto, grande disponibilità, grande ironia, ma soprattutto una grande voglia di mettersi in gioco. A cominciare dal provino: lei si è presentata in tuta, senza un filo di trucco e spettinata, perché voleva assolutamente quella parte! Lei ha vissuto anni con questa “croce” da sex symbol e sta cercando adesso di scrollarsela di dosso, dimostrando che può fare altre cose. Noi le abbiamo dato questa possibilità, lei ci ha regalato la sua prestazione, anche se poi in realtà per pochissimo perché la “sua” nonna è viva per poche inquadrature in una scena…

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La redazione

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