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Cristel Caccetta, “In Vengo anch’io il mio Sud e la voglia di riscatto”

 

Prima l’esordio da ballerina, poi a quindici anni il contatto con la scrittura, perché, dice, “nel mio piccolo volevo lasciare un messaggio”, salvo rendersi conto che né la danza né le parole la facevano sentire abbastanza libera, per questo cominciò a interpretare quello che scriveva, da sola nella sua stanza, che sarebbe diventata il suo piccolo teatro. È così che Cristel Caccetta, giovane attrice salentina, classe 1990, oggi al cinema nel suo primo ruolo da co-protagonista nella commedia del duo comico Corrado Nuzzo e Maria Di Biase, Vengo anch’io, ha deciso di voler fare l’attrice: “Mia sorella mi spinse a fare il provino all’Accademia d’Arte Drammatica: è stata la mia prima sostenitrice, vedeva le mie performance attraverso delle registrazioni che le mostravo puntualmente quando tornava dall’università”.
E pensare che il suo personaggio, Lorenza, figlia di Maria, adolescente ribelle ed ex atleta di canottaggio, “inizialmente doveva essere bionda, con gli occhi azzurri e in sovrappeso”, fisicamente il suo opposto. “Fu tutto cambiato in corsa dopo il mio provino”, rivela.
Vengo anch’io è la  storia  di  un  aspirante  suicida, un’ex  carcerata, un  ragazzo  con  la sindrome di Asperger e di una giovane atleta salentina; una famiglia bizzarra che troverà il suo posto in un rocambolesco road movie da Milano al Salento.
La prima volta che Cristel ha visto il film è stato da sola con i suoi genitori: “Non mi era mai capitato – mi racconta – Sono stata molto contenta che alla fine fossero stati tenuti al montaggio proprio i take che speravo! Non succede sempre che il tuo punto di vista coincida con quello ‘esterno’ del regista, con Maria e Corrado invece ci rivedevamo spesso, essendo loro i registi oltre che attori del film”.

E i tuoi come hanno reagito?
Quando mi vedono recitare i miei si emozionano, è difficile che siano critici. Hanno pianto ogni volta che l’abbiamo visto insieme. A mia madre non piace il genere comico e non è facile farla ridere, ma questa volta era contenta che avessi fatto una commedia capace di commuoverla e farla divertire allo stesso tempo.

Chi è Lorenza? Presentacela…
Lorenza è un’adolescente molto più piccola di me e mi piace definirla un piccolo antieroe. All’inizio del film la vediamo ribelle, arrabbiata e delusa, viene da un periodo di grande solitudine, non ha mai avuto un padre e la madre è finita in carcere per due anni. È un personaggio molto distante da me che da piccola ero quella più carismatica, la leader del gruppo, ma come lei mi sono spesso sentita diversa. Ognuno dei personaggi del film ha una sua diversità, ad esempio Gabriele ha la sindrome di Asperger,
ma come gli altri anche Lorenza troverà in questa nuova stravagante famiglia la forza di riscattarsi.

Con lei però condividi sia la passione per lo sport, nel tuo caso la danza, sia le origini, entrambe salentine. Che rapporto hai con questi due elementi?
Ho fatto danza per tantissimi anni, non lo considero uno sport ma una forma d’arte, il primo strumento con cui mi sono espressa, quello che mi fatto capire cosa avrei fatto da grande.
Per quanto riguarda le mie origini, mi ritengo cittadina del mondo, se mi guardo allo specchio mi sembra di appartenere a tanti luoghi diversi che non sono solo la mia terra, anche se sono molto legata al Salento. Penso ci sia tanto talento e passione, per questo sono stata felice di tornare qui a Lecce con un bel progetto dopo diversi anni di studio a Roma.

Cosa rappresenta per te il Sud a parte il luogo da cui vieni?
C’è tanta voglia di riscatto, non vedo invece la ‘pigrizia’ che spesso molti luoghi comuni attribuiscono al meridione; ho tanti amici pieni di talento che sono andati via. È un peccato che la gente se ne vada, ma è giusto che ognuno cerchi il proprio posto nel mondo ovunque esso sia: andarsene non è sempre sbagliato.

Come avete girato la scena del primo incontro con Maria (tua madre) con quello schiaffo fragoroso?
Lo schiaffo è assolutamente vero! Abbiamo provato tantissimo, Maria e Corrado sono dei grandi professionisti, pretendevano molto da ognuno di noi, volevano il meglio e questo mi ha fatto sentire sicura sul set, non si improvvisava mai.
Pensando di dover fare una commedia, la prima volta mi sono presentata con una parte leggera, invece durante i provini mi dissero che Lorenza avrebbe dovuto dare un tono drammatico, che dovevo piangere e arrabbiarmi. Abbiamo lavorato tantissimo sul mio personaggio e ho anche dovuto prendere lezioni di canottaggio.

È un film sulla diversità. Come viene percepito il diverso dalla tua generazione?
Ciascuno di noi nell’arco della propria vita si è sentito diverso. Quando sei giovane ad esempio tendi a cercare nel gruppo la sicurezza che non hai, ma ci son dei momenti in cui devi capire chi sei e allora inizi a guardarti dentro e a realizzare che in fondo sei diverso dal gruppo a cui hai scelto di appartenere.
Bisogna avere a quel punto la saggezza giusta per accettare la propria diversità e quella degli altri, la diversità ti rende speciale, ti dà la tua identità all’interno del mondo. La paura del diverso viene dall’incapacità di non sapere accettare prima di tutto la propria diversità.

Nel film Alessandro Haber cita il discorso di Steve Jobs rivolto ai giovani: “Siate folli e affamati”. Pensi che i tuoi coetanei abbiano accolto quell’invito? Ci sono le basi per essere folli e affamati?
Le condizioni non sono delle migliori, però credo che a volte la ribellione e la fame derivino proprio da certe mancanze; non ci sono i presupposti e non per pigrizia, ma perché chi c’è stato prima di noi non ha fatto bene. Basta dare la colpa alle generazioni attuali, perché se la famiglia, lo Stato e la scuola ci aiutassero a credere di più in noi stessi e nei nostri sogni, allora ci sarebbero persone più in gamba e pronte ad affrontare la vita. Dobbiamo farci valere.

Hai debuttato nel 2013 con Paolo Sorrentino, facevi parte del corpo di ballo de La grande bellezza. Come è stare sul set con lui?
C’erano macchine da presa ovunque e lui era sempre presente. C’era anche all’ultimo provino che feci e la cosa mi stupì, essendo il mio un ruolo molto marginale non mi aspettavo di trovarmelo davanti.
Non avevo minimamente pensato che la mia parte piccolissima potesse essere così importante, lo capii il primo giorno di riprese: successe che ero andata in bagno quando sentii che mi cercavano, perché Sorrentino voleva girare come prima scena quella in cui dovevo esserci io. Da allora per tutto il tempo ho avuto la sensazione di far parte di qualcosa di davvero grande. Sorrentino è un visionario, ti fa venire voglia di sognare, è stato il mio via definitivo a questo mestiere.

Chi sono i tuoi riferimenti?
Il mio idolo in assoluto è mia sorella, vorrei essere appassionata e dedita al lavoro come lei. Tra le attrici mi piacerebbe avere il carattere, la grinta e il talento di Anna Magnani, ma non posso dimenticare la Penelope Cruz di Non ti muovere, che ha aperto un altro mio piccolo cassetto.

Alla vigilia delle recenti elezioni si è parlato tanto di Millennials, del loro scollamento dalla politica e della totale sfiducia nel voto. Tu hai votato? E i tuoi amici?
Ho votato e ho sentito molti più giovani con la voglia di andare a votare e di cambiare le cose, che non adulti.

About the author
Elisabetta Bartucca

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