LOGO
,

Quello che non so di lei: Doppi e fantasmi

Quello che non so di lei: Doppi e fantasmi

Thriller d’alta classe per il ritorno in sala di Roman Polanski. Basato sul romanzo “Da una storia vera” di Delphine de Vigan.

 

Emanuelle Seigner scrittrice stanca e sull’orlo di una crisi creativa incontra Leila (Eva Green), donna ambigua e misteriosa che si rivelerà pericolosa e letale. Il cinema di Roman Polanski si è sempre mosso, all’interno di una stanza chiusa – che sia un appartamento (Repulsion e Rosemary’s Baby), una nave (Pirati), un cottage (La Morte e La Fanciulla), un teatro (Venere In Pelliccia)- tra gli estremi di due personaggi: avvinghiandosi all’inquietudine del perturbante quotidiano, con bagliori lontani che a tratti tentano di illuminare l’oscurità degli interni.

Quello Che Non So Di Lei (D’Apres Une Historie Vraie) non fa eccezione, raccontando le assonanze e le simmetrie di due scrittrici in un film volontariamente prevedibile e smaccato, che proprio in questa sua presunta leggibilità si fa inquieto, meditabondo, spettrale: libero dalla ricerca della soluzione a tutti i costi, diventa invece un viaggio fantasmatico fra oggetti animati -come gli Iphone che raccolgono la memoria- e persone assenti.

Come negli immediatamente precedenti Venere In Pelliccia e L’Uomo Nell’Ombra -quello irresistibilmente speculare a questo-, il doppio personaggio svela subito il gioco di specchi, il faccia a faccia tra realtà e finzione, ed è proprio per questo che la soluzione intuita fin dalle prime immagini non leva nulla alla riuscita di un film d’atmosfera, impregnato di aria malsana e malattia mentale. E’ smarcandosi dall’intuizione corretta allora che Polanski corre verso territori più artificiosi, costruendo insieme allo spettatore e proprio nella sua mente, edifici complessi di possibili scenari, muovendosi sinuoso fra dialoghi e silenzi.

Il mestiere del regista fa il resto: classico ma mai retorico, misurato e per nulla ricercato, pur se in ambiti dove in letteratura e al cinema si è detto molto e di più – Stephen King in primis, con tutta la sequela di film e serial da lui discesi e tratti – nelle mani di Polanski la Seigner e la Green si tramutano in un duello allucinato tra realtà e delirio, sul rapporto vittima-carnefice, su debolezza e forza, con il regista convinto che ogni rapporto a due sia un duello di potere, e ogni rapporto umano è un rapporto a due.

Cosa c’è dietro ogni creazione? Chi è il vero autore? I punti di vista rimbalzano da una donna ad un’altra, come se una possa diventare l’altra, mentre riecheggiano voci autobiografiche (le lettere anonime): e Quello Che Non So Di Lei si afferma come thriller d’alta classe, tormentoso e colmo di detour visivi, teorici e improvvisi, che suggerisce soluzioni per poi andare subito da un’altra parte, come la botola che sembra nascondere una trappola e invece no, la trappola sta altrove, e sempre bene in vista. Dissonanze come alterazioni di percezione, per un film che è ricchissimo cinema post-moderno, che si nutre del suo passato ma ricomincia daccapo.

di Gianlorenzo Franzì

 

About the author
La redazione

Leave your comment


         




Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Back to Top