LOGO adv-468x60

Idris Elba a Berlino da esordiente, le sue radici in Yardie

Nel suo primo film da regista l’attore londinese, di genitori africani, racconta una storia di origini e criminali da strapazzo.

Presentato nella sezione Panorama della 68esima edizione della Berlinale, Yardie ci propone l’esordio di un volto ben noto al pubblico di tutto il mondo, Idris Elba. Lo abbiamo visto in The Wire e Thor, in Luther e Mandela: Long Walk to Freedom o il recente La torre nera, ma incontrarlo faccia a faccia per una occasione tanto unica è decisamente un’esperienza diversa. Soprattutto per il diverso coinvolgimento che l’artista ha messo nel suo primo film da regista, e non solo. In Yardie, infatti, si parte dalla Giamaica del 1973 per raccontare una storia di radici e di disperazione, ma anche di affetti e spensieratezza… e di musica. Da sempre una passione del nostro ‘DJ Big Driis/Big Driis the Londoner’, pseudonimo con cui l’attore è noto nell’ambiente!

La storia è tratta da un libro di Victor Headley, uscito nel 1992, perché lo hai scelto, e solo ora?
Era una storia che si relazionava profondamente con me, e la mia vita. Sono cresciuto nella East London, un quartiere multietnico pieno di immigrati africani e giamaicani, e il viaggio del personaggio principale non è troppo dissimile da quello che fanno molti giovani neri in Inghilterra. Avevo letto il libro in passato, e quando l’ho visto trasformato in script ho lavorato sulla mia stessa memoria per farne un film.

Ci sono molte licenze quindi?
Il libro è molto più esplicito e violento, ma nel film volevo concentrarmi più su alcuni aspetti del protagonista. Sullo scontro tra la polizia britannica e i giovani giamaicani, gli Yardies appunto. Ma non volevo fare un film sulla Gang Colture, ma sulle persone e sui traumi che affrontano e che li spingono in una direzione o l’altra. Sicuramente è molto diverso dal libro, ma abbiamo cercato di tenere vivi alcuni elementi dell’originale.

Visto che sembra toccarti molto quel contesto, che giovane eri allora?
Ero davvero un bravo ragazzo, uno studente che sognava di fare l’attore. Ma l’ambiente intorno a me era composto anche dalle bande, dagli spacciatori e tutto quello che trovi nelle aree urbane di tutte le città del mondo in cui c’è povertà. Insomma, non è che fossi un gangster, ma sicuramente mi son sentito connesso al ricordo di quella Londra, in quell’epoca, dove potevi prendere una direzione o l’altra, dove non c’erano mappe da seguire e dove se eri un immigrante c’erano tentazioni di vario tipo, ma l’unica cosa importante era andare avanti. Non tutti potevano avere un lavoro e fare soldi.

Ha pesato la tua famiglia, in questo senso?
Ero figlio unico e i miei genitori erano molto rigidi, volevano che mi dedicassi alla carriera. Ma i miei amici e io avevano delle altre idee: io volevo fare il deejay, un altro lo spacciatore, un altro il calciatore… Negli anni ’80 l’Inghilterra era una esplosione di culture differenti. Gli indiani erano arrivati negli anni ’50 e venti, trent’anni dopo la fusione di tutte queste identità divenne una ricchezza. E quello era il contesto in cui sono nato.

Rimpiangi qualcosa di quel momento, delle scelte tue e della tua famiglia?
Credo che se mio padre non fosse morto, la mia carriera sarebbe andata in un altra direzione. Ma dopo la sua scomparsa ho capito che dovevo fare qualcosa che mi rendesse felice prima che fosse troppo tardi, incluso accettare ingaggi solo per denaro.

E ora, cosa ti aspetta?
Sicuramente voglio dirigere ancora, dopo 30 anni passati a fare l’attore. È la cosa più bella del mondo! Inoltre ho acquistato sicurezza e so cosa voglio fare. Ci sono molte più opportunità di prima a Hollywood e nel cinema indipendente. Oggi come oggi circa il 70% dei film sono realizzati lontano da Hollywood. È un sistema, che non accenna a ridursi, ma sta cambiando. Ed è un momento ottimo per essere un filmmaker. Se dovessi avere un altra offerta come regista, che fosse a Hollywood o a Berlino, sappiate che sono pronto!

di Mattia Pasquini

About the author
La redazione

Leave your comment


         




Back to Top