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Chiamami col tuo nome, Guadagnino: “Il mio film sulla famiglia”

Chiamami col tuo nome, Guadagnino: “Il mio film sulla famiglia”

Quattro nomination agli Oscar: Miglior Film, Miglior Attore Protagonista, Miglior Sceneggiatura Non Originale e Miglior Canzone. Ecco come si presenta al pubblico italiano Chiamami col tuo nome, nuovo film diretto da Luca Guadagnino, tratto dall’omonimo romanzo di André Aciman e nelle nostre sale da domani, 25 gennaio (la recensione potete trovarla qui).

Non considero Chiamami col tuo nome un film che racconta una storia d’amore gay, – ha detto il regista durante la conferenza stampa di presentazione del film a Roma – ma sull’aurora di una persona che scopre di diventare un’altra persone. Mi piace pensare che sia un film sul desiderio, che non conosce distinzioni di genere e, soprattutto, che sia un film che parla di famiglia“. Quella di Elio è una famiglia di ampie vedute, nonostante il film sia ambientato nell’Italia dei primi anni Ottanta: “Credo che l’utopia sia la pratica del possibile, quindi per me questo tipo di famiglia esiste“. Soprattutto nel finale del film si sente forte questa attenzione al concetto di famiglia. In una scena di intensa bellezza, Elio (interpretato da Timothée Chalamet) si confronta con il padre: “Quel momento per me rappresentava – secondo l’attore nominato all’Oscar – un modo per affrontare l’amore e come rapportarci al nostro istinto. Poi, parlando con un mio amico regista, ho riflettuto che in quel dialogo si parla principalmente di dolore e, come dice il padre di Elio, è inutile aggiungere altro alla sofferenza che l’amore può provocare“.

Cercare di interpretare una storia di reciproca attrazione e desiderio è stata la sfida che Chalamet e Armie Hammer hanno dovuto affrontare: “Si tratta – continua Chalamet – di un rapporto che va al di là della sessualità, gay, etero, bisessuale che sia. O nei confronti delle pesche! Quella scena, ad esempio, ci permette di esprimere il senso vero che dovrebbe avere l’amore, oltre le etichette“. Ad aiutarli anche la direzione di Guadagnino, impostata su “un grande equilibrio“, come afferma Hammer: “A volte è difficile lavorare con registi ingombranti, ma con Luca si lavora con una straordinaria libertà. La sua scelta di lavorare con una sola telecamera, ci ha permesso di muoverci liberamente nello spazio scenico. Se l’equilibrio che si creava funzionava, allora si andava avanti, altrimenti Luca interveniva ma con un tocco molto leggero, facendoci delle domande che avevano come obiettivo quello di riportarti all’interno di questo equilibrio. Per me, questa, è una qualità rara“.
Con i miei attori mi piace – ha commentato Guadagninodimenticare la sceneggiatura e insieme tessere la tela della scena. In questa prima fase do molta importanza al movimento all’interno del quadro, come prende vita la scena partendo dagli elementi che la compongono. Nella seconda fase, quella del montaggio, faccio in modo che questa tela che abbiamo iniziato a tessere venga esaltata al massimo e che venga alla luce il lavoro che gli attori hanno fatto sul set“.

Il percorso che ha portato alla realizzazione di Chiamami col tuo nome è stato molto pacato, minimale, quindi le nomination agli Oscar “sono un riconoscimento per tutti quelli che hanno lavorato a questo film – dichiara il regista – ma soprattutto sono l’esempio di come la passione e l’inaspettato vadano mano nella mano“. Riconoscimento importante anche per Chalamet: “Da giovane artista, ricevere questi segnali è davvero incoraggiante. Penso che ora, la mia unica responsabilità di attore, sia di godermi questo momento“.

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Augusto D'Amante
1 Comment
  1. comment-avatar
    Ivana Brigliadori27 gennaio 2018 - 10:36

    un film equilibrato, pacato, che parla di una bella famiglia di ampie vedute in un contesto minimale che non conosce distinzioni di genere in una scenografia di una profonda bellezza.
    Il capolavoro del coraggioso e incoraggiante discorso finale del padre al figlio esprime il senso che dovrebbe avere l’amore oltre le apparenze, un discorso indimenticabile, bellissimo

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