LOGO adv-468x60
,

L’ora più buia: Un uomo e un’isola

L’ora più buia: Un uomo e un’isola

Gary Oldman ci regala una prestazione maiuscola nei panni di Winston Churchill in L’ora più buia, thriller storico diretto da Joe Wright. Nel cast anche Kristin Scott Thomas, Lily James e Ben Mendelsohn. In sala dal 18 gennaio.

“Ha schierato in guerra la lingua inglese”. Tra i dialoghi de L’ora più buia emerge questo piccolo ritratto di Winston Churchill, l’uomo che prese per mano la Gran Bretagna e l’accompagnò attraverso la nebbia del conflitto più devastante che la storia abbia mai registrato, facendola uscire viva – e fu già un miracolo – e pure trionfante. Il premier britannico, tanto impopolare all’inizio quanto osannato alla fine, fu un maestro di oratoria ma è solo uno degli aspetti trattati dal film di Joe Wright, che torna a raccontare l’episodio di Dunkerque a dieci anni dal suo Espiazione e a pochi mesi dal Dunkirk di Christopher Nolan, di cui L’ora più buia sembra una sorta di elegante appendice. I due film si trovano infatti a narrare gli stessi eventi, la stessa manciata di giorni, visti però da due prospettive diverse. Wright sceglie infatti di raccontare l’evacuazione dei soldati britannici dalla costa francese attraverso la lente dei palazzi del potere, di raccontare l’epopea non di una nazione ma di un uomo-nazione, accerchiato come la sua isola e come la sua isola inconsapevole ultima speranza dell’umanità.

A incarnare questo personaggio-mondo è un Gary Oldman in grande spolvero, capace non solo di imitare la fisionomia di Churchill, tanto singolare da farne un’icona, ma anche di ricreare sullo schermo le sue tensioni, le sue paure, il senso di una responsabilità opprimente. Tutta una gamma di sentimenti inediti per un uomo che ha lasciato dietro di sé solo parole di fede incrollabile e foto con le dita delle mani a disegnare la “V” di vittoria. Eppure i dubbi, i tremiti, non possono che esserci stati di fronte all’avanzata inarrestabile delle armate nere, di fronte alla caduta dell’alleato Francia e di fronte alla prospettiva di sacrificare 200mila vite, il 90% dell’esercito britannico.

Scritto da Anthony McCarten, già sceneggiatore de La teoria del tutto, L’ora più buia si confina nell’arco di pochi giorni, quando Churchill è chiamato a sostituire il malato e sfiduciato Neville Chamberlain e anche e soprattutto a decidere cosa fare di fronte a una sconfitta imminente. Sedersi con il diavolo al tavolo della trattativa o continuare a combattere e rischiare l’annientamento? La ragione dice una cosa, l’istinto ne dice un’altra e Winston Churchill è nel mezzo, consapevole di un distacco con la popolazione che ritiene incolmabile (“Non ho mai preso la metropolitana in vita mia”, si rende conto a un certo punto”) e del disprezzo malcelato dei colleghi della classe politica e del sovrano (il Ben Mendelsohn di Rogue One).

L’ora più buia non è però solo il racconto ritmato e incalzante di un momento storico delicatissimo ma anche e soprattutto la storia di un individuo che deve trovare la forza di fare l’impossibile, grazie a quello che ha dentro ma anche al sostegno di chi gli sta accanto. Il rapporto con le “sue” donne, la moglie che ha il volto affilato di Kristin Scott Thomas, e la segretaria (la Cenerentola Lily James), ha il sapore del puntello, della quieta importanza, anche se altri film su Churchill lo avevano evidenziato di più e forse meglio. Tutta inventata, invece, è la sequenza del confronto fra il leggendario primo ministro e il popolo. Passaggio sentito ma forse un po’ retorico, una sorta di concessione al fittizio che però non appesantisce più di tanto un film che ha nell’interpretazione di Gary Oldman, principale candidato alla vittoria dell’Oscar del 2018, la sua risorsa maggiore e più potente. E le armi schierate in battaglia da Joe Wright sono proprio queste: un personaggio ipnotico, i suoi discorsi immortali, un grande attore al suo massimo trasfigurato dal trucco di Kazushiro Tsuji e un intreccio che mescola il peso della storia con il brivido del thriller da camera e che si concede davvero pochi scivoloni. Forse non ci si vincerà una guerra ma per il pubblico in sala potrebbe bastare e avanzare.

 

About the author
Marcello Lembo

Leave your comment


         




Back to Top