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The Greatest Showman: lo spettacolo di fine anno

The Greatest Showman: lo spettacolo di fine anno

La vita di P. T. Barnum al cinema con il musical The Greatest Showman. Diretto da Michael Gracey e interpretato da Hugh Jackman, Zac Efron e Michelle Williams, la pellicola arriverà nelle nostre sale il giorno di Natale.

Definire l’anno che sta per chiudersi come l’anno del musical sarebbe un azzardo bello grosso. Sta di fatto che, in Italia, il 2017, cinematograficamente parlando, si è aperto con La La Land, il musical di Damien Chazelle, e sta per chiudersi con The Greatest Showman di Michael Gracey, in sala il 25 dicembre. Nel mezzo, altre produzioni minori, tra cui ricordiamo le italiane Ammore e Malavita dei Manetti e Riccardo va all’Inferno di Roberta Torre. Un genere che vive fortune alterne e che non facilmente incontra i favori del pubblico, ma che quest’anno ha voluto riproporsi in varie sfaccettature: da quella “autoriale” di La La Land a quella più “popolare” di The Greatest Showman (le virgolette sono state inserite volutamente).

Michael Gracey ha voluto portare sullo schermo, romanzandola un po’, la vita di P. T. Barnum, fondatore del famosissimo circo che ha chiuso i battenti lo scorso maggio, colui che, in un modo o nell’altro, ha creato lo show bussiness. Barnum ha un unico obiettivo, quello, cioè, di creare uno spettacolo che affascini tutti, che rapisca i suoi spettatori: nel suo circo non si esibiranno solo trapezisti, giocolieri, ballerini, acrobati di ogni genere, ma anche quelli che fino a poco tempo prima erano i reietti, gli esclusi dalla società perché affetti da malformazioni fisiche. Sulla pista del tendone di Barnum si esibiscono gemelli siamesi, persone affette da nanismo o gigantismo, donne barbute: tutti alla ricerca di un loro posto in una società che li evita. Tempestato di quella retorica che in questo particolare periodo dell’anno trova terreno fertile, The Greatest Showman procede con esplosioni di colori, dialoghi abbastanza banalotti e i soliti discorsi sui sogni e la loro importanza nella vita che, in qualche modo, avevamo già sentito in La La Land.

Ma col film di Chazelle, la pellicola di Gracey ha altro in comune: per l’esattezza si tratta di Benj Pasek e Justin Paul, autori dei testi delle canzoni sia di La La Land che di The Greatest Showman. Insieme alle musiche di John Debney, indubbiamente la colonna sonora è il punto di forza principale di questo film, seguito a breve distanza dalle interpretazioni dei suoi attori. Che Hugh Jackman sapesse cantare (e pure bene!) lo sapevamo, ma per la prima volta, e – dettaglio non da poco – senza mai togliersi i vestiti di dosso, è Zac Efron che sorprende in maniera positiva. Un po’ relegato in un angolo il cast femminile, soprattutto Michelle Williams, troppo costretta nel ruolo di perfetta mogliettina. Divertente anche la strigliatina a certa critica (teatrale o cinematografica) così piena di preconcetti e pregiudizi che se ritiene uno spettacolo troppo “pop”, allora è pessimo in partenza. Che Gracey e i suoi sceneggiatori (tra cui il Bill Condon del live-action di La Bella e la Bestia) abbiano voluto sin da subito mettere le mani avanti?

Ma c’è una quarta nota positiva, quella più importante e che alza il livello del risultato finale: la coerenza. Gracey voleva raccontare la storia di un uomo di spettacolo, che ha creato uno degli spettacoli più longevi in assoluto, che per primo ha applicato dinamiche e meccanismi ancora oggi usati nello shobiz e l’unico modo per rendergli omaggio era solo attraverso un altro spettacolo. Obiettivo pienamente raggiunto. The Greatest Showman non spiccherà per messaggio, non proporrà chissà quale grande verità al suo pubblico, ma in una cosa non si limita: nell’offrire puro intrattenimento, pulito, senza eccessive pretese, ma solo con lo scopo di divertire e sorprendere. Ideale durante le Feste.

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Augusto D'Amante

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