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Loveless: La grigia ballata dell’indifferenza

Loveless: La grigia ballata dell’indifferenza

Academy Two porta nei cinema italiani Loveless, nuovo capolavoro del russo Andrey Zvyagintsev, che ha conquistato il premio della giuria all’ultimo Festival di Cannes. In sala dal 6 dicembre.

 

Una fotograia freddo-ghiaccio per intrappolare una realtà forse ancora più gelida. Loveless, ultima prova del russo Andrey Zvyagintsev, ci racconta di un reale dove la costante ricerca della felicità e di un nuovo inizio diventa lo sfogo di una pulsione egoistica. “Cosa siamo disposti a perdere?”, recita la tag-line che accompagna il titolo del film. Badate, qua non si parla di rinuncia ma di perdita. La risposta è in questa pellicola che ha vinto il premio della giuria all’ultimo Festival di Cannes, che è stata segnalata tra le migliori dell’anno dal prestigioso National Board of Review degli Stati Uniti e che rappresenterà la Russia nella prossima corsa agli Oscar.

Il regista del già celebrato Leviathan ci porta ancora nella sua Mosca post-industriale (e a tratti anche post umana) e in particolare nella vita di Zhenya (Maryana Spivak) e Boris (Aleksey Rozin), ex marito ed ex moglie con un matrimonio senza amore alle spalle. Tutti e due già pronti a iniziare un nuovo capitolo della propria vita. Restano solo due questioni da risolvere: vendere la casa e sistemare in qualche modo Alyosha, figlio 12enne che nessuno dei due sembra amare e che di certo nessuno dei due vuole tenere. Se non che un giorno il ragazzino si mette lo zaino in spalla, esce di casa e non torna più, in un disinteresse apparentemente generale. Zhenya è ossessionata dalla superficie, ha un telefono perennemente in mano e passa ore tra parrucchiere ed estetista. Boris è preoccupato dalle apparenze, dal suo capo che da ortodosso praticante potrebbe non vedere di buon occhio il divorzio dalla moglie. Entrambi cercano la sicurezza di un nuovo equilibrio domestico, rappresentata per Zhenya da un amante nuovo e virile, dalla seduzione di un amore forse mai provato, mentre Boris si lascia andare alle premure di una compagna ora incinta, una donna tanto innamorata di lui quanto Zhenya era rancorosa e distante.

Ma la sceneggiatura scritta da Zvyagintsev e dal collaboratore Oleg Negin sembra suggerire l’idea di una giustizia morale sempre in agguato, o peggio ancora la matematica impossibilità di una fuga. Alla fine la realtà sbatte contro l’idillio. Anche Zhenya e Boris devono rimandare l’inizio della loro ritrovata (o forse appena trovata) felicità per fare fronte alla tragedia che si abbatte sulle loro vite, che freme sottotraccia e poi assesta un colpo mortale. Non resta che cercare nel grigiore dei paesaggi urbani abbandonati fotografati dal obbiettivo splendido di Michail Krichman. Abbandonati com’è stato abbandonato Alyosha, da genitori egoisti e autorità indifferenti.

Loveless mescola la perfezione formale con la spietata lucidità dei contenuti. È un’iniezione di angoscia che dalla faccia dei suoi protagonisti arriva direttamente nelle vene dello spettatore. Maryana Spivak è il centro ipnotico del film, il suo viso è uno specchio in cui si riflettono i sentimenti che lo spettatore prova per lei. Una fredda antipatia, la rabbia, un crescente senso di pietà. Aleksey Rozin è intrappolato nel suo personaggio apatico, in quella sensazione opprimente che un errore, anche grave, si può sempre ripetere. Non tutto è disperazione, però. La squadra di volontari coordinata da un personaggio che resta volutamente anonimo (interpretato da Aleksey Fateev) diventa simbolo di un argine al vuoto invadente di una realtà che, ce lo spiega il titolo, è rimasta senza amore. Una possibile ricetta per guarire almeno uno dei mali del presente.

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Marcello Lembo

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