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L’insulto: Tutti i conflitti di un paese irrisolto

L’insulto: Tutti i conflitti di un paese irrisolto

Presentato alla scorsa Mostra del Cinema di Venezia e candidato dal Libano per la corsa agli Oscar L’insulto di Ziad Doueiri racconta la realtà complessa del paese mediorientale. Distribuito da Lucky Red arriva in sala dal 6 dicembre.

Due uomini, una parola di troppo, un carico di rancori su cui grava il peso della storia. Quella dei due protagonisti, ma anche la Storia con la S maiuscola. L’Insulto, ultima prova di Ziad Doueiri, arriva in sala dopo essere stato presentato alla 74esima Mostra del Cinema di Venezia e rappresenterà il Libano nella corsa agli Oscar del 2018. Un buon biglietto da visita per un regista che ha mosso i suoi primi passi facendo l’operatore nei film di Quentin Tarantino e che non dirigeva una pellicola da 5 anni, da quando il suo The Attack fece il giro per i festival di mezzo mondo, da Toronto a Telluride, da Marrakech a San Sebastian, dove si aggiudicò il premio speciale della giuria.

La storia è ambientata nella Beirut dei giorni nostri, metropoli multiconfessionale che sembra non aver ancora fatto i conti con il passato: nella fattispecie una guerra conclusa nel 1990 e un’amnistia generale che – anche nelle parole del regista – è diventata un’amnesia generale. Protagonisti sono Toni (Adel Karam) e Yasser (Kamel El Basha). Il primo è un meccanico cristiano-libanese, con una moglie incinta (Rita Hayek) e una passione viscerale per i discorsi di Bashir Gemayel, leader cristiano delle Falangi libanesi, ucciso nei primi anni 80, un mese dopo essere stato eletto presidente.  Il secondo fa l’idraulico, è un profugo palestinese sebbene viva in Libano da tanti anni. Ama il suo lavoro ed è proprio per lavoro che finisce con l’incrociare la strada di Toni. Una lite per una grondaia difettosa aggravata dai pregiudizi di Toni sfocia nell’insulto del titolo. L’insulto diventa un’aggressione, l’aggressione diventa un processo che a sua volta diventa un caso nazionale che finisce per riaprire non poche ferite.

Scritto da Doueiri con la collaboratrice abituale Joëlle Touma L’insulto prende le mosse da un episodio reale accaduto al regista, un alterco con un idraulico che finì quasi in rissa. Emozioni negative e tanto forti che non potevano essere il risultato di un banale diverbio. Il regista ragiona quindi per induzione. Prende un caso particolare per raccontare una realtà generale, trasformando letteralmente il litigio tra i suoi due protagonisti in una causa legale e in un affare di stato, un’escalation che si dipana ineluttabile sotto gli occhi degli spettatori, uno stratagemma narrativo che permette a entrambe le parti in causa di difendere le proprie ragioni, giuste o sbagliate che possano sembrare. Ma Doueiri non si adagia sul terreno della riflessione politica, perché – come si scriveva sopra – la Storia con la S maiuscola si intreccia con la storia dei suoi protagonisti.

Il manicheismo de L’insulto è solo un inganno scenico. Se Toni mostra una tracotanza che si pone in netto contrasto di fronte al mite orgoglio di Yasser bisogna solo lasciare tempo alla pellicola per trovarsi di fronte a una prospettiva diversa, non necessariamente rovesciata ma diversa. Perché i due personaggi si scoprono a vicenda, come li scopre a poco a poco lo spettatore. E perché forse è proprio Toni il centro drammatico del film, è lui che si erge a simbolo di un paese che deve ancora affrontare i suoi fantasmi, che ha firmato una pace senza avere trovato una pace. L’insulto intreccia le sue storie e cerca di spiegare la sua Storia. Lo fa grazie a due bravi attori, grazie a una trama non priva di risvolti allegorici (i due avvocati per esempio, che sono padre e figlia) e con uno stile elegante che non attenua in nessun modo l’impatto emozionale del film. E lo fa raccontando una vicenda che non può essere banale, perché parlare di ponti e di dialogo in un’epoca violenta non è mai banale, perché girarsi indietro a guardare quello che è stato non è mai banale, perché avere il coraggio di capirsi non può essere banale.

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Marcello Lembo

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