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TFF35: Lorello e Brunello – Storie di (stra)ordinaria resistenza

TFF35: Lorello e Brunello – Storie di (stra)ordinaria resistenza

Arriva in concorso a Torino il documentario con cui Jacopo Quadri, montatore di Rosi e Martone, racconta il laborioso anno di vita di due contadini della Maremma.  

 

 

 

Tosare un gregge di 400 pecore, mungerle, portarle al pascolo, vegliarle, e poi seminare oltre 100 ettari di terra, dissodare, mietere, raccogliere. Giorno e notte, ininterrottamente, senza tregua seguendo il flusso naturale delle stagioni: Lorello e Brunello non hanno mai conosciuto una vacanza, sono due gemelli di poco più di 50 anni, più della metà della loro vita l’hanno spesa tra i campi della Maremma, arroccati qui, nella campagna “dura” e “ventosa” di Pianetti di Sovana. Ultima roccaforte di un sistema produttivo che cerca di resistere alle regole del mercato globale pagando un altissimo prezzo: nessuna gratificazione, solo fatica e lavoro, polvere e terra, con la minaccia incombente dei lupi. Sono in perdita ma non ci pensano proprio a vendere i propri prodotti ai grandi viticoltori di fronte, gli Antinori, che occupano il latifondo sconfitto un secolo prima dai loro nonni. È la storia di Lorello e Brunello, il film presentato in concorso al Torino Film Festival e diretto da Jacopo Quadri, che standosene sempre un passo dietro ai due protagonisti, ne segue taciturno la quotidianità.

Il film è nettamente diviso in quattro parti, una per ogni stagione; sullo sfondo il rumore delle trebbiatrici, dei trattori che arano, del latte che sgorga dalle mungitrici, tutto intorno l’incedere acciaccato di chi abita nei poderi vicini. C’è Giuliano che alleva maiali, c’è Ultimina che i due fratelli li ha visti nascere e crescere, e alla quale Quadri affida il ruolo di instancabile narratrice di aneddoti e memorie, e c’è Mirella, la fidanzata rumena di Brunello che fa le pulizie nelle case del vicinato.
Il documentario ce li racconta nel corso di un anno di vita, scandito solo dall’alternarsi del giorno e della notte e da quello delle stagioni (dall’estate alla primavera successiva); le uniche incursioni del contemporaneo in questo flusso continuo e senza sosta arrivano dalla radio o dalla Tv, frammenti di presente in sottofondo che servono a contestualizzare. Per il resto è un incessante lavorio segnato dalla ripetitività dei gesti di cui però però a volte rischia di rimanere vittima lo stesso ritmo narrativo, che dilata e sospende forse eccessivamente.  Ma questo, come spiega Quadri, “è anche il racconto di un assedio. Abbiamo davanti agli occhi l’immagine di due contadini, lavoratori ma soprattutto esseri umani, che smettono di essere ciò che sono, ovvero attori di una propria cultura economica in continuo rapporto con l’ecosistema, nel momento in cui diventano solo produttori di merci e vengono assediati dal grande mercato globale. Insieme a loro è sotto assedio l’esistenza dell’intera dimensione di vita e di economia contadina”.
E loro, Lorello e Brunello, non sono altro che “degli Argonauti sopravvissuti allo spopolamento delle campagne”, che in quella terra continueranno a lottare, un sasso dopo l’altro, recinzione dopo recinzione
che “se ci vedesse Trump ci farebbe costruire il muro”.

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Elisabetta Bartucca

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