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American Assassin: Nuovo Jason Bourne cercasi

American Assassin: Nuovo Jason Bourne cercasi

Dylan O’Brien e Michael Keaton portano sullo schermo American Assassin, thriller spionistico ad alto tasso di adrenalina tratto dai romanzi di Vince Flynn. Dirige Michael Cuesta. In sala dal 23 novembre.

Cercasi giovane americano, addestrato a uccidere, propensione a viaggiare, dramma sentimentale alle spalle. Se American Assassin fosse un annuncio di lavoro suonerebbe più o meno così. Invece è il nuovo tentativo hollywoodiano di trovare un eroe spy-action che non proprio sostituisca ma quantomeno riempia il vuoto commerciale lasciato dalle lunghe pause tra un film di James Bond e l’altro. E in fondo non si chiede neppure troppo, specie quando oltre all’agente britannico inventato da Ian Fleming sono in ferie anche i primi supplenti, l’Ethan Hunt di Mission Impossible e il Jason Bourne della serie omonima. Ecco allora che un altro personaggio letterario – meno celebre, per carità – fa qui il suo esordio. Si tratta di Mitch Rapp, assassino americano del titolo, ideato dallo scrittore Vince Flynn, e interpretato dal giovane Dylan O’Brien, per la regia del veterano delle serie tv Michael Cuesta (Dexter, Homeland). Al loro fianco un cast composto da Sanaa Lathan, da Taylor Kitsch e dalla ciliegina sulla torta, quel Michael Keaton che grazie al successo di Birdman sta vivendo una nuova età dell’oro nella sua carriera.

La storia è quella di Mitch (O’Brien), giovane più o meno spensierato che si vede uccidere la ragazza da un commando di terroristi. Da allora intraprenderà un percorso di vendetta personale, che lo farà diventare un’arma puntata contro i leader del terrorismo islamico. Fino a quando, almeno, lo Zio Sam non deciderà di sfruttare tanta rabbia e tanta determinazione e cercherà di trasformare l’inarrestabile Mitch nel miglior sicario dell’esercito degli Stati Uniti. Allora incrocerà la strada dell’addestratore Stan Hurley (Keaton), dell’analista della Cia Irene Kennedy (Lathan) e di un misterioso agente operativo che sembra abbia messo la sua esperienza al servizio del nemico (Kitsch).

Sceneggiato non da uno, non da due, ma da ben quattro autori (Stephen Schiff, Michael Finch, Edward Zwick e Marshall Herskovitz) American Assassin non si sforza neanche troppo di cercare l’originalità, sfornando un prodotto di base mutuato da altre e più riuscite imprese. Nel mondo di Mitch Rapp emerge chiara la matrice di Jason Bourne (sicuramente più di Bond o di Ethan Hunt), mescolata a un pout pourri cine-televisivo che va dal 24 di Kiefer Sutherland allo Shooter di Mark Wahlberg. A distinguere un po’ il tutto è forse un leggero eccesso di violenza, che farebbe venire in mente l’adrenalina dei film di John Wick, se non fosse che le imprese del killer malinconico interpretato da Keanu Reeves hanno una cura a livello registico e coreografico che American Assassin proprio non ha. Rispetto ai colleghi più celebri manca poi un pizzico di carisma nel protagonista, che l’inserimento di Michael Keaton in un ruolo di supporto cerca di compensare senza però riuscirci. Perché se è vero che Keaton vive una nuova età dell’oro dopo la riaffermazione con Birdman, il personaggio dell’addestratore è troppo stereotipato e ha troppo poco spazio per riuscire a risollevare le sorti della pellicola.

Alla fine di American Assassin resta poco, quasi nulla. Per gli spettatori italiani forse la curiosità maggiore sarà dettata da un’ambientazione romana – di cui peraltro nel libro originale non v’è traccia – che non si limita alle sole piazze da cartolina (piazza Navona e piazza Esedra in questo caso) ma fa qualche puntata pure nelle periferie cementificate e decisamente meno scintillanti della Capitale.

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Marcello Lembo

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