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Il libro di Henry: Tutti gli errori di un genio

Il libro di Henry: Tutti gli errori di un genio

Il protagonista di It, Jaeden Lieberher, e il regista di Jurassic World, Colin Trevorrow, ci regalano una favola che alterna commedia familiare, dramma e thriller. Il libro di Henry esce in sala il 23 novembre.

Un piccolo genio, la sua famiglia, un male incurabile e il mostro della porta accanto. Voltando le pagine de Il libro di Henry la scrittura è molto fitta, forse troppo. Fitta di argomenti, di situazioni, anche di generi. Alla regia di questo piccolo film semi-indipendente c’è l’americano Colin Trevorrow che, reduce dal successo tanto clamoroso quanto inatteso del suo Jurassic World ha preferito dedicarsi a questo passion project piuttosto che proseguire lungo la strada dei blockbuster. Una decisione boomerang, parrebbe, perché oltre a non tornare sull’isola dei dinosauri per un’immancabile sequel Trevorrow si è visto sfilare anche l’altro grande progetto che aveva per le mani: l’episodio IX di Guerre Stellari, poi affidato al più conosciuto J.J. Abrams. Tornando a Henry e al suo libro però va detto che Trevorrow non è l’unico a salire su questa barca più modesta. Al suo fianco ci sono anche Naomi Watts e due degli attori bambini più interessanti della piazza, il Jaeden Lieberher protagonista di It e quel Jacob Tremblay che aveva letteralmente fatto suo Room, una delle pellicole più riuscite dell’anno 2015.

La storia è quella di Henry (Lieberher), ragazzino genio, che vive con l’adorabile fratello (Tremblay) e con una madre (Watts) che sembra aver messo da parte le sue aspirazioni da scrittrice di libri per bambini in cambio di un lavoro più sicuro da cameriera. Ma a tormentare questo piccolo idillio c’è Glenn (il Dean Norris della serie tv Breaking Bad), vicino di casa e pezzo grosso della polizia, che nasconde un’anima da orco, ma anche una malattia che colpisce il protagonista, proprio mentre stava cercando di salvare Christina (Maddie Ziegler), figliastra e vittima di Glenn.

La sceneggiatura firmata da Gregg Hurwitz è frutto di un lavoro durato quasi 20 anni e mescola un po’ di generi. Da un lato si ritrova l’amore per un certo cinema degli anni 80 e 90. Quello che mescolava la commedia familiare con il fantastico, dagli Explorers di Joe Dante fino Navigator. A testimonianza di questa fascinazione si legga il retrogusto steampunk di certe trovate di Henry, dalla passione per gli occhialoni da aviatore fino ai fantasiosi congegni elaborati per scopi ancora più misteriosi. Dall’altro il film ci mette un attimo a cambiare registro, passando da commedia a dramma della malattia, fino a evolversi in uno strano thriller etico, dove ci si chiede quanto sia lecito fare pur di contenere un mostro. Ed è proprio quando si va a cacciare nel terreno paludoso della morale che Il libro di Henry incespica.

Ma per quanto il passo sia falso, per quanto le conclusioni di Henry sembrino lontane da quelle di un vero genio, la violenta reazione della critica americana, che ha stroncato il film con parole di fuoco, pare quantomeno eccessiva. Anche perché al contrario di tanti altri prodotti che vengono da oltreoceano al Libro di Henry non mancano le virtù. Prima di tutto la forza dei suoi giovani protagonisti. Per Lieberher continua il buon momento, dopo l’affermazione con It e con il piccolo cult Midnight Special. Jacob Tremblay regala un’altra performance magnifica dopo Room e si conferma, probabilmente, come il miglior piccolo interprete di Hollywood al momento. Non se la cava male neanche Maddie Ziegler, che prima di questo film si era fatta notare soprattutto per aver dato vita, con i suoi passi da ballerina, ad alcuni dei videoclip più celebri della cantante Sia. A conti fatti Il libro di Henry resta un film sospeso tra le sue troppe anime, dove il dispiegarsi di generi finisce più per impoverire che per arricchire il piatto. Ma ciò non toglie che in alcune sue parti funzioni, specie quando è la commedia a prevalere, e che la colonna sonora di Michael Giacchino e la regia tenera di Trevorrow siano dei valori indiscutibilmente aggiunti.

 

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Marcello Lembo

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