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The Big Sick: Malati d’amore

The Big Sick: Malati d’amore

Dopo il successo al Sundance Film Festival arriva in Italia The Big Sick, la commedia romantica tratta dalla storia vera del comico Kumail Nanjiani. Dirige Michael Showalter. In sala dal 16 novembre.

Un cabarettista pakistano trapiantato a Chicago e un’aspirante terapista del North Carolina. Già potrebbe far ridere così, ma The Big Sick non si accontenta e nel mazzo di carte sparigliate sul tavolo spuntano anche una strana malattia, il peso della tradizione familiare, la scena competitiva della stand-up comedy e un incontro con due persone estranee e forse pure ostili. Applauditissimo all’ultimo Sundance Film Festival il film di Michael Showalter è un caso molto raro, forse unico, di commedia romantica tratta da una storia vera. Quella del comico Kumail Nanjiani, che sullo schermo interpreta se stesso, e quella di sua moglie, Emily V. Gordon, che invece è interpretata da Zoe Kazan.

Kumail (Nanjiani) ed Emily (Kazan) si incontrano dopo uno spettacolo e c’è subito attrazione. Ma ci sono anche molti ostacoli, prima fra tutti la famiglia ortodossa di Kumail che spinge per un matrimonio combinato con una ragazza originaria del Pakistan. Sembra tutto destinato a una separazione inevitabile quando nella vita dei protagonisti subentra un terzo incomodo, una misteriosa infezione che costringerà i medici a mandare Emily in coma farmacologico. Ma l’attesa disperata e la conoscenza dei genitori di Emily (la premio Oscar Holly Hunter e Ray Romano, celebre volto televisivo a stelle e strisce) finiranno con il mettere in discussione tutte le certezze di Kumail e a dare vita a una piccola rivoluzione personale.

La sceneggiatura di The Big Sick, scritta dai due protagonisti della vicenda e sviluppata dal produttore Judd Apatow, è un gioiellino che riesce a mescolare tre spunti che avrebbero potuto dare vita a tre film diversi. La voglia di emergere sulla scena del cabaret, il contrasto con una tradizione ingombrante che rischia di minare il legame di una famiglia, il tema dei rapporti umani al cospetto della malattia. La forza della pellicola diretta da Showalter è quella di mantenere l’equilibrio, di lasciare che la storia segua il suo corso senza farsi accalappiare dalla quantità di generi che attraversa con grazia (si va dalla commedia romantica, al dramma, alla commedia etnica). The Big Sick non li disprezza, tutt’altro. Preferisce tenerne a mente la lezione pur mantenendo l’equidistanza. Forse è l’unico modo per schivare i cliché di genere, o forse è l’attrazione di più cliché in contrasto ad evitare che la barca s’inclini pericolosamente da un lato solo.

Il risultato è un dramedy che poggia le sue basi sul versante più sofisticato dell’umorismo americano (la battuta sull’11 settembre, provocatoria e volutamente fuori tempo, è di sicuro la più riuscita), ma che non scorda la sua natura di commedia romantica. Un genere, quest’ultimo, che Hollywood sfrutta spesso con avidità e ben poco talento. The Big Sick invece è un film divertente e arguto, che alle grasse risate della farsa preferisce i sorrisi della riflessione. E che, affondando le radici nella realtà, ci dice anche qualcosa di nuovo sul percorso più accidentato nella vita di un migrante, non quello che porta alla speranza, ma quello che porta all’integrazione.

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Marcello Lembo

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