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Roma 2017 – David Lynch: “Volevo uccidere Nanni Moretti”

David Lynch

Debutta al lungometraggio nel 1977 con Eraserhead – La mente che cancella, è diventato uno dei maggiori protagonisti della storia del cinema e della serialità televisiva e quest’anno ha fatto di nuovo parlare di sé e della sua opera con il ritorno, venticinque anni dopo, di Twin Peaks. David Lynch arriva alla Festa del Cinema di Roma, dove questa sera durante l’incontro con il pubblico, riceverà il Premio alla Carriera. Ecco cosa ha raccontato all’incontro con la stampa.

Durante la lavorazione dei suoi progetti, riesce a creare un ottimo rapporto con i suoi collaboratori, nonostante lei sia una persona che ama avere il controllo di tutto. Come riesce a trovare l’equilibrio tra controllo e fiducia?
Bisogna tradurre le idee che hai e fare in modo di essere quanto più possibile fedele a loro. Parlo molto con i miei collaboratori e il mio cast, così da arrivare a creare in loro una forte convinzione nei confronti di quell’idea. Dopo aver letto la sceneggiatura, gli attori si presentano con una certa idea di interpretazione. Quando si va avanti nel lavoro, si vede che questa idea è mutata rispetto all’inizio, così iniziamo a parlare moltissimo in modo di entrare in sintonia con l’idea che ho del film, fino a quando, ad un certo punto, riescono a coglierla.

Ha qualche fonte di ispirazione particolare?
In realtà no. Mi piacciono molto Kafka, Tati, tantissimi registi molto diversi tra loro, ma la fonte principale della mia ispirazione sono le idee. Le idee sono come un regalo che scarti la mattina di Natale.

Ha citato Kafka e sappiamo che aveva intenzione di portare al cinema La Metamorfosi.
Sì. Ho scritto la sceneggiatura molti anni fa, ma la cosa bella di Kafka è che è meglio se rimane espresso con le parole. La Metamorfosi è ricco di parole, così quando ho finito di scrivere, mi sono reso conto che sarebbe stato meglio se fosse rimasti nel suo formato originale: un libro.

Qualche giorno fa qui alla Festa è venuto Nanni Moretti e ha raccontato un aneddoto di anni fa che la vede protagonista: vi sareste incontrati a Cannes ee lei gli avrebbe detto di volerlo uccidere.
Sì, è vero! Lo volevo uccidere sin da subito ma non ricordo il motivo, l’ho dimenticato. Amo Nanni Moretti e chissà perché ho provato questo impulso.

Cosa prova quando lavora ai suoi film?
Divertimento. Altrimenti perché si fanno le cose? Molti non amano il loro lavoro ed ecco questo è uno dei segreti della meditazione trascendentale: quando la fai, tutto diventa divertente. Quando si medita, si ha più felicità interiore. Mi sono divertito a lavorare a tutti i miei film e non credo ci sia un’atmosfera in particolare alla quale ritornerei.

Da anni pratica la meditazione trascendentale…
Si dice che i concetti di spazio e tempo nascano entrambi da un campo unificato, che è alla base della relatività. Questo campo crea tutto, compresi questi due concetti, sta dentro a ognuno di noi ed è accessibile solo attraverso la meditazione. Questo mondo è ricco di stress e negatività che tendono a schiacciare quella sorta di tubetto in cui si muovono le idee. La meditazione permette di aprire una porta verso questo campo interiore ricco di amore, intelligenza e sconfinata creatività. Espandendo la conoscenza di questo mondo, alleviamo lo stress e il dolore che uccidono la creatività. L’idea dell’artista tormentato, infelice, sofferente, è un’idea troppo romantica. L’artista non deve soffrire, ma deve imparare a conoscere questa sofferenza. Questo è veramente importante per raccontare una storia. L’idea che la negatività promuova la creatività è un errore. Le persone devono essere felici e piene di energie.

Non pensa che possa essere in qualche modo castrante?
Sono d’accordo sul fatto che molte persone possano temere di trovarsi in uno stato di eccessiva calma e di perdere questa tensione. Ma dopo 44 anni di meditazione mi sono accorto che, invece, accade il contrario.

Ci sarà un ritorno di Lynch al cinema? E di Twin Peaks in tv?
Al momento no. Non ho nessun progetto in mente. Per Twin Peaks, ora è troppo presto per dirlo.

Lei è il principale esponente di questa impronta autoriale in cui si sta muovendo la tv. Cosa ne pensa di questo fenomeno?
Seguo serie televisive, in particolare mi piacciono Mad Men e Breaking Bad. Oggi i film d’autore hanno meno consensi nel pubblico rispetto al passato. La gente va al cinema per vedere film d’azione, mentre quelli d’autore sembrano non riuscire a farsi valere. La tv via cavo, però, permette all’autorialità di farsi sentire. Ma c’è anche l’altro lato della medaglia: una peggiore qualità sia a livello sonoro che visivo.

Hollywood sta attraversando un momento difficile ed è travolta scandali. Ha paura di esserne coinvolto in qualche modo?
Stay tuned!

 

Foto: Giuseppe Leonardo Paniccia

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Augusto D'Amante

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