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Roma 2017 – Maria by Callas: a parole sue

Gli ci sono voluti quattro anni, oltre la metà dei quali impiegati alla ricerca di materiale, per realizzare Maria by Callas: in her own words, ma Tom Volf aveva le idee chiare sin da subito: raccontare uno dei miti del secolo scorso attraverso le sue stesse parole, senza far intervenire il pettegolezzo, ma lasciando parlare solo la sua voce. Così il documentario approda alla dodicesima edizione della Festa del Cinema di Roma, facendo rivivere non tanto il “mito Callas”, quanto la donna che si nascondeva dietro quella voce così potente.

Naturalmente – ha detto Tom Volfl’impegno è stato gigantesco: ore e ore di filmati, fotografie, lettere. C’è stato un grandissimo lavoro di montaggio“. Il tutto finalizzato a realizzare un’opera che permettesse al pubblico di immergersi in questa storie: “Non potevo ricorrere alla voce di altri, doveva essere proprio la Callas a rivolgersi al pubblico. Quando cercavo il materiale, non ho incontrato resistenze da parte di chi l’ha conosciuta. Credo che si fossero resi conto che il mio era un atteggiamento molto rispettoso: non volevo il gossip, ma volevo rispettarla sia come artista sia, soprattutto, come donna“. Una passione, quella per la cantante, che è nata improvvisamente in Volf: “Più di 4 anni fa conoscevo a malapena il suo nome, ero lontanissimo dal mondo dell’opera lirica. Vivevo a New York e, per uno scherzo del destino, mi sono ritrovato ad assistere alla rappresentazione della Maria Stuarda di Donizetti. Per me fu una grande rivelazione, tanto che passai la nottata a vedere video su YouTube, a cercare informazioni sull’opera lirica italiana, fino a quando non sono arrivato al video di un’aria tratta dalla Lucia di Lammermoor. Era cantata da Maria Callas. Ne rimasi folgorato e subito – continua Volf – iniziai a cercare materiale sulla Callas. Perché mi ero innamorato di lei in maniera così improvvisa? Non riuscivo a trovare una risposta“.

Una Callas come poche volte si è vista e questo grazie al materiale che Volf ha recuperato, per gran parte inedito. Anche se alcuni video sono noti, l’impegno del regista e del suo staff è stato quello di cercare le registrazioni originali, digitalizzarle e poi restaurarle. Così l’impressione che si ha nel vedere Maria by Callas: in her own words, è quella di assistere ad un girato che sembra essere stato filmato poco tempo fa. “Tra i materiali autentici ne voglio ricordare un paio. Il primo – spiega il regista – è l’intervista che fa da filo conduttore a tutto il film. Era una intervista che la Callas ha realizzato negli anni Settanta e che andò perduta. Io sono riuscito a ritrovare una persona che aveva conservato l’unica registrazione. Qui la Callas si svela, rivelando se stessa in maniera molto diversa da come siamo stati abituati a vedere: quello era un periodo molto particolare della sua vita e ciò la portava a parlare con un’apertura davvero speciale“. Il secondo momento speciale del film citato da Volf riguarda un’inedita versione della Callas in abiti da geisha per la Madama Butterfly: “Si tratta di un Super8 che qualcuno girò durante le prove. Quella fu l’unica volta che interpretò quel ruolo ed è incredibile vederla in quelle vesti“.

Grande importanza rivestono le lettere che la cantante scrisse ai suoi amici in giro per il mondo, lettere che, ironia della sorte, vengono lette, nella versione originale del film, da Fanny Ardant, volto di Maria Callas nel film di Franco Zeffirelli Callas Forever del 2002. Oltre a quelle indirizzate alla sua maestra di canto, Elvira de Hidalgo, c’è l’unica che la Callas scrisse direttamente ad Aristotele Onassis. Una lettera che non risparmia brutte parole all’armatore greco, con il quale la cantante fu legata per moltissimo tempo, dopo l’annuncio del fidanzamento di lui con Jackie Kennedy: “Era stata conservata dalla famiglia Onassis – spiega Volf – e ho pensato che in questo film trovasse la sua giusta collocazione. Al di là dei pettegolezzi che ci sono stati, penso che questa lettera, anche se non si risparmia nei confronti di Onassis, ci allontani da quell’idea caricaturale che ci siamo fatti nel corso degli anni del loro rapporto e mostri la vulnerabilità della Callas. Mostra quanto lei fosse innamorata di lui“.

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Augusto D'Amante

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