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Roma 2017 – A Prayer Before Dawn: tra demoni e speranze

Roma 2017 – A Prayer Before Dawn: tra demoni e speranze

Presentato nella Selezione Ufficiale dello scorso Festival di Cannes, arriva alla Festa del Cinema di Roma il film di Jean-Stéphane Sauvaire, A Prayer Before Dawn. Un viaggio nei luoghi oscuri dell’anima tra i demoni della tossicodipendenza e le speranze regalate dalla boxe.

Un film di corpi, di violenza, dei demoni della tossicodipendenza e delle speranze di sopravvivenza regalate dallo sport. La storia del giovane Billy Moore, pugile di origine inglese recluso in un carcere thailandese per possesso di droga, sveste i panni del libro e arriva sul grande schermo con A Prayer Before Dawn, prima a Cannes e, adesso, a Roma. Il regista Jean-Stéphane Sauvaire firma un’opera che mostra la discesa agli inferi di un giovane uomo: straniero in una terra con usanze e costumi molto diversi da quelli a cui è abituato, Billy deve fare i conti con le sue dipendenze in un ambiente ostile, di cui a fatica riesce a comprenderne le dinamiche.

Un cinema che non vuole fare proseliti, ma vuole mostrare la determinazione di chi, ad un certo punto, si trova a dover scegliere se sopravvivere o cedere. Regna il caos nella testa di Billy e Sauvaire è molto bravo a rappresentarlo soprattutto all’inizio della pellicola, quando il ragazzo ci viene mostrato nelle sue debolezze in un montaggio dal ritmo veloce. Quella droga che lo condannerà al carcere, lo porterà ad affrontare la vita in maniera diversa. In un ambiente governato dalla violenza – il duro carcere thailandese – Billy capisce che solo canalizzandola potrà trovare un posto al suo interno. La boxe è l’unico modo che ha per evadere dall’aspro regime a cui è sottoposto: nella detenzione, è la sua unica via di salvezza, l’unico appiglio a cui afferrarsi quando tutto si fa cupo e crudele. A dare volto e, soprattutto, corpo a Billy c’è Joe Cole (unico attore professionista del cast): con la sua intensa interpretazione, fisica e mentale, l’attore è capace di reggere bene un personaggio complesso, ricco di contraddizioni e conflitti interiori.

I lunghi piani sequenza si concentrano sui corpi di chi è in scena: tutti portano i segni di un passato difficile – che siano tatuaggi o ferite – ma non per questo Sauvaire si erge a difensore di chi popola quelle carceri. Ne mostra le difficoltà, certo, mostra a cosa devono sottostare, senza chiedere a chi osserva di avere pietà, ma solo rispetto perché, in fondo, sono persone che hanno fatto gravi errori. E che ora stanno pagando. A Prayer Before Dawn non nasconde nulla, mostra la forza brutale di un combattimento, la violenza del carcere e, allo stesso tempo, la ricerca di una certa normalità (allenarsi, far parte di un gruppo, innamorarsi). Pochi i dialoghi, tanti i primi piani, solo così la macchina da presa può mostrare non solo gli incontri di boxe – ripresi da molto vicino – ma anche quelle anime che si dimenano nelle loro battaglie interiori.

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Augusto D'Amante

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