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Roma 2017 – My friend Dahmer: Il mostro in fieri

Roma 2017 – My friend Dahmer: Il mostro in fieri

L’infanzia di uno dei serial killer più famigerati d’America è al centro di una pellicola diretta da Marc Meyers e interpretata dalla teen star Ross Lynch. My friend Dahmer è stato presentato alla Festa del Cinema di Roma nella selezione di Alice nella città.

“Da ragazzo ero normale”. Jeff Dahmer si raccontava così. Eppure la sua vita si concluse a 34 anni, in un penitenziario del Wisconsin, dove scontava l’ergastolo per aver violentato, ucciso e qualche volta anche mangiato le sue 17 vittime. Ma questa non è la storia del mostro di Milwaukee, questa è la storia che viene prima di quella storia. My friend Dahmer, presentato in anteprima alla Festa del cinema di Roma, racconta la giovinezza di uno dei serial killer più famosi d’America, un viaggio spiazzante e a volte sinistro diretto dal regista Marc Meyers e tratto dall’omonima graphic novel di Derf Backderf, fumettista che fu effettivamente un compagno di scuola del giovane Jeff.

Il racconto ci porta alla fine degli anni 70 dove Jeff Dahmer (Ross Lynch) vive una vita da outsider, tra l’ossessione per gli animali investiti sulla strada davanti casa e una situazione familiare precaria, con un padre spesso assente e una madre (Anne Heche) spesso instabile. Ma tra un precoce alcolismo e l’ossessione per un dottore che fa jogging Jeff riesce comunque a conquistare un minimo di popolarità mettendo in scena dei finti attacchi di convulsioni per i corridoi della scuola. Trovata bizzarra che lo avvicinerà a un gruppo di nerd e che darà vita a un sorta di fan club personale.

My friend Dahmer, sceneggiato oltre che diretto da Meyers, riprende il tema della genesi del male, che negli ultimi anni era stato affrontato in tv dalla serie Bates Motel, una rielaborazione in chiave moderna degli anni giovanili di Norman Bates, celebre icona di Psycho. Ma la parabola del personaggio hitchcockiano, pur nelle sue estremizzazioni, resta solo un viaggio letterario mentre la narrazione dell’a priori di un serial killer trova una spinta ulteriore e potente nell’a posteriori della realtà, nelle foto sbiadite delle pagine di cronache, nelle didascalie finali che si trovano alla fine del film.

Avventurarsi nella palude dei fatti vuol dire anche rinunciare alle certezze e concentrarsi sulle ipotesi. Il Jeff Dahmer portato sullo schermo con piglio trasformista da Ross Lynch, teen star della serie Disney Austin & Ally, non è ancora un mostro ma è sicuramente un punto interrogativo. La violenza criminale che si annidava nell’anima del cannibale di Milwaukee era innata o era figlia delle circostanze? Il film non può prendere posizione ma sembra suggerire delle risposte, nel senso di una sessualità repressa incarnata dal personaggio del dottore (interpretato dal Vincent Kartheiser della serie Mad Men) e in una situazione familiare al limite che hanno finito per esacerbare alcune caratteristiche devianti di base, dal feticismo per le ossa e per la morte all’alcolismo latente. Il quadro psicologico messo insieme dal film è di grande spessore, perché mostra il rapporto bizzarro creatosi tra Dahmer e i suoi “fan”, un tentativo disperato di rompere il guscio da parte del futuro mostro, un’amicizia giocata sul filo di un’ipocrisia non sempre percepita da parte del gruppo di amici.

Il risultato finale è un film che alterna ilarità e disagio, che suggerisce risposte politiche senza cadere nella trappola del pietismo, che spinge lo spettatore a pregare per un lieto fine impossibile senza distogliere lo sguardo dalla promessa di una violenza che, fino alla riaccensione delle luce in sala, non viene mai effettivamente mantenuta. Resta lì, sospesa, come il giudizio su una persona che sarà un mostro ma che ancora non lo è.

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Marcello Lembo

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