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Vittoria e Abdul: Così lontani, così vicini

Vittoria e Abdul: Così lontani, così vicini

Judi Dench torna a vestire i panni della regina più famosa in Vittoria e Abdul, nuova commedia di Stephen Frears tratta dalla storia di un’improbabile amicizia tra la sovrana e uno scrivano indiano.

La regina più grande, lo scrivano più modesto. Al centro di Vittoria e Abdul, il nuovo film di Stephen Frears, c’è una delle amicizie più strane registrate dalla storia, quella tra Vittoria d’Inghilterra e Abdul Karim, suddito indo-mussulmano e dipendente del carcere di Agra, convocato a corte per partecipare a una cerimonia. Scoperto dalla giornalista e storica indiana Shrabani Basu e ricostruito nell’omonimo libro questo rapporto bizzarro è ora diventato un film interpretato da Ali Fazal e dalla premio Oscar Judi Dench, che si ritrova a indossare di nuovo le vesti della regnante più famosa d’Inghilterra 20 anni dopo La mia regina di John Madden.

La storia è quella di Abdul (Fazal), che si trova catapultato alla corte d’Inghilterra per una cerimonia di pochi minuti e che finisce per restarci per anni. A causa della sua adorazione per la regina Vittoria (Dench) e soprattutto, dell’improbabile interesse che lei prova per lui. Niente di morboso ma solo una sincera amicizia, che però viene vista di malagrazia sia dal personale di corte che dall’erede al trono, il principe Bertie (Eddie Izzard).

Scritto da Lee Hall, già sceneggiatore di film come War Horse e Billy Elliott, Vittoria e Abdul è senz’altro il racconto di due culture che si incontrano nel modo più imprevedibile, ma non è solo questo. È prima di tutto l’incontro di due persone, la regina dell’impero più vasto, che però vive isolata e sola nella sua corte, e un suddito che adora la sua regina in un’epoca di tumulti anti britannici nel suo paese. Ed è forse questa la parte più interessante del film che sull’altro fronte invece finisce per ottenere un risultato opposto a quello che si era prefissato. La passione britannica di Abdul, ad essere cinici, parrebbe un omaggio al colonialismo, e la sua figura cade spesso nello stereotipo del buon selvaggio. Molto meglio invece la Vittoria di Judi Dench, con l’attrice britannica che regala una prestazione maiuscola in un ruolo che già nel 1997 le valse una nomination all’Oscar. Stavolta però a farsi largo sullo schermo è la versione malinconica e fragile di una regnante più conosciuta per il suo piglio implacabile, tanto da diventare un personaggio quasi inedito oltre che la nota più lieta del film.

Per il resto Frears, che si trova per la seconda volta a narrare la storia di un’anziana che cerca un nuovo stimolo alla vita (nel 2016 uscì il divertente Florence con Meryl Streep), si accontenta di un taglio da film tv e della buona prova del suo cast, ma neanche il fan più sfegatato metterebbe Vittoria e Abdul tra gli episodi più felici della sua carriera. Resta comunque un film leggero che racconta una storia tanto vera quanto inedita e curiosa. E in fondo va bene così.

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Marcello Lembo

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