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Roma 2017 – Xavier Dolan: “Porto al cinema i combattenti”

Xavier Dolan

Guardo i film con il cuore e quando ho visto Titanic, all’età di otto anni, mi sono sentito ispirato. Quel film mi suggeriva di osare, di volare, di pensare in grande“. Non ha nemmeno trent’anni e ha alle spalle una filmografia da regista (6 film, con un settimo in lavorazione) di tutto rispetto: Xavier Dolan arriva a Roma per incontrare il pubblico durante la dodicesima edizione della Festa del Cinema.
Ha iniziato a dirigere film per necessità: “All’epoca [2009, quando gira il suo primo film, J’ai tué ma mère, ndr] ero disoccupato e volevo iniziare a lavorare come attore. Così – racconta Dolan – ho deciso di ingaggiarmi per questo ruolo, soprattutto perché quel film era molto autobiografico. Chi meglio di me avrebbe potuto recitare quel personaggio?“. Diviso tra recitazione e regia, ammette di amare di più la prima: “Certo, quando dirigo continuo comunque a recitare, ma è un tipo di recitazione che non mi soddisfa. Nei prossimi anni vorrei recitare di più“.

Quando si parla di ispirazione, Dolan ammette di avere grandi lacune: “Ho visto alcuni film, certo, ma il problema è che non ho visto molti film! E, devo essere sincero, un po’ me ne vergogno. Ci sono delle lacune nella mia cultura cinematografica, ma non mancano i film che mi hanno ispirato. In J’ai tué ma mère, ade esempio, ho citato In the mood for love di Wong Kar-wai. All’inizio prendevo ispirazione da altri registi, poi, con Tom à la ferme, ho iniziato a capire me stesso e il mio lavoro da regista, e da quel momento ho deciso di smettere di attingere da altri“.
Tra gli ultimi film che ha visto, uno in particolare ha fatto breccia: “Si tratta dell’ultimo lavoro di un regista italiano che ammiro tanto. Sto parlando di Call me by your name di Luca Guadagnino. L’ho visto qualche settimana fa [in Italia arriverà a febbraio, ndr] e mi ha mostrato un nuovo modo di osservare l’amore, di vedere il dolore che può provocare“.

Che si tratti di un rapporto da risanare, di trovare il proprio spazio nel mondo, di affrontare i lati oscuri di sé stessi, i personaggi di Xavier Dolan parlano con sincerità al loro pubblico: sono tutti alla ricerca di libertà e felicità. Ma mentre la prima sembra essere garantita a tutti, è la felicità l’obiettivo più scomodo da raggiungere: “Penso che ci siano tanti film in cui i personaggi non hanno nessun tipo di speranza o di fortuna. Film di questo genere hanno un enorme successo al botteghino, ma non permettono ai loro personaggi di avere delle reali opportunità. Io amo chi combatte: la vita è lottare per quello che sei, anche se ciò è inviso dalla società. Esistono persone che hanno deciso di arrendersi, ma tanti altri vogliono continuare a combattere. Voglio portare al cinema proprio loro, i combattenti, persone che vogliono trovare il loro spazio nel mondo. Se ci riescono o meno, è solo merito (o colpa) della vita. Loro hanno comunque vinto“.

 

Photo by Vittorio Zunino Celotto/Getty Images

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Augusto D'Amante

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