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Roma 2017 – Hostiles: L’umanesimo di Scott Cooper apre la Festa

Roma 2017 – Hostiles: L’umanesimo di Scott Cooper apre la Festa

La dodicesima edizione della Festa del Cinema di Roma prende l’avvio con il genere più longevo della storia del cinema. È, infatti, il western Hostiles di Scott Cooper ad aprire le danze della manifestazione. Tra immense vallate e montagne rocciose, la storia di un viaggio che è un “percorso dell’anima”, come lo definisce il regista stesso.

Inclusione, riconciliazione: l’obiettivo di Scott Cooper è quello di realizzare un film che racconti proprio questi due concetti. E per farlo chiede l’aiuto al genere cinematografico per eccellenza, il western. Tra vallate e montagne di New Mexico e Montana, il capitano Joseph Blocker (Christian Bale) malvolentieri accetta di scortare Falco Giallo (Wes Studi), capo di guerra Cheyenne ora prigioniero e in fin di vita, verso le sue terre natie. Durante il viaggio incontrano una giovane vedova (Rosamund Pike) sconvolta dal violento omicidio delle sue figlie per mano di un gruppo di Comanche. Prendendo spunto da una citazione di D.H. Lawrence – “Nella sua essenza, l’anima americana è dura, solitaria, stoica e assassina. Finora non si è mai fusa” – Cooper mette in scena un viaggio tormentato, dove le ostilità del titolo non appartengono solo al mondo esterno, ma nascono dal profondo dell’animo umano.

Hostiles è un western classico, che tanto deve al cinema di John Ford, ma riesce, allo stesso tempo, a distaccarsi dalle rigide regole del genere per abbracciare un discorso più ampio, che giunge fino ai nostri giorni. Niente di più attuale, infatti, della ricerca del nemico a tutti i costi e, purtroppo quasi utopico, pensare ad una sorta di umanesimo che riconcili gli strappi della società contemporanea. Cooper ci prova e se da un lato Hostiles si presenta come una prova formalmente ed esteticamente matura, dall’altro è la scrittura alla base che vacilla. Ce ne rendiamo conto sin dall’inizio quando ad un massacro da parte degli Cheyenne segue la brutalità dei soldati nel trattare i prigionieri. Ostili gli uni, ostili gli altri: un eccesso di politically correct che colora di ingenuità il tutto.

Un “percorso dell’anima“, come lo definisce lo stesso Cooper, che ha tre vertici: la giovane vedova di Rosamund Pike, il capitano Blocker di Christian Bale e il capo Cheyenne di Wes Studi. A loro tre Cooper affida il ruolo di guidare lo spettatore all’interno di questo percorso. Il capitano ligio al dovere anche quando non ne è convinto, il nativo orgoglioso e la donna che affronta la perdita più grande, la morte dei figli. Ed è proprio lei la chiave di volta di tutto: il suo dolore, come afferma la stessa Pike, è così grande che “l’unica cosa che le rimane da fare è osservare ed è grazie a questa sua attenzione che parte il cambiamento“. Non la solita donna del western, che “scimmiotta l’uomo, che gioca con una pistola“, ma un personaggio femminile moderno, che fa partire un processo di rivoluzione importante. E, d’altra parte, “recentemente siamo rimasti tutti molto affascinati da quello che succede quando le donne si mettono insieme e fanno sentire la loro voce“.

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Augusto D'Amante

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