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La battaglia dei sessi: Diritti e rovesci

La battaglia dei sessi: Diritti e rovesci

Emma Stone e Steve Carell portano al cinema La battaglia dei sessi, la celebre partita di tennis fra la giocatrice più famosa dell’epoca, Billie Jean King, e l’ex campione in pensione Bobby Riggs, Dirigono Jonathan Dayton e Valerie Faris, registi di Little Miss Sunshine. In sala dal 20 ottobre.

Diritti negati e rovesci della fortuna. Una lotta per farsi riconoscere e una per non farsi dimenticare. Qualcuno la definì la “partita di tennis più famosa della storia”. Non lo fu, ma fu a suo modo molto importante. Parliamo de La Battaglia dei Sessi, un match d’esibizione (non l’unico ma di certo il più celebre) giocato tra un uomo e una donna. La tennista più famosa dell’epoca, Billie Jean King, e un ex campione ormai in pensione, Bobby Riggs. Questo piccolo-grande evento mediatico e tutti i temi che ad esso furono indissolubilmente legati sono diventati un piccolo grande film diretto da Jonathan Dayton e Valerie Faris, compagni nella vita e sul set e registi dell’ormai classico Little Miss Sunshine. Ad incarnare le due icone in campo, in un piccolo tripudio di trucco e sartoria, sono la premio Oscar in carica, Emma Stone, qui alla sua prima uscita dopo il successo di La La Land, ed il comico Steve Carell.

La storia, si diceva, è quella della King (Stone), numero uno del tennis all’epoca dei fatti,  impegnata in una doppia battaglia, quella per il riconoscimento della parità salariale delle giocatrici e quella, tutta interiore, per scoprire e far emergere una sua sessualità repressa. E se nella prima troverà l’opposizione dei vertici della federazione (Bill Pullman) nella seconda troverà l’aiuto della parrucchiera Marilyn (Andrea Riseborough). Ma La Battaglia dei sessi è anche la storia di Bobby Riggs, ex campione senza troppo da fare, innamorato di sé stesso, delle scommesse ma anche della sua famiglia che proprio a causa delle scommesse rischia di perdere. Sarà lui a sollevare il polverone della Battaglia dei Sessi, un carrozzone mediatico su cui si incroceranno storie più grandi di lui.

La sceneggiatura firmata dal Simon Beaufoy di Full Monty e The Millionaire è un dolcetto confezionato, neanche troppo velatamente, per le papille gustative dell’Academy. La rivendicazione della parità salariale è infatti un tema caldo per molte dive del cinema, che hanno denunciato forti disparità di trattamento con i colleghi maschi. E seppure di natura più sinistra lo scandalo Weinstein ha portato sempre più in primo piano la questione femminile a Hollywood. Ma la puntualità non è l’unico pregio di uno script che tratta con grande delicatezza temi importanti, come la genesi di quella che sarà la King paladina dei diritti LGBT, e che riesce a schivare la trappola di un facile manicheismo.  Del resto “viviamo in un mondo polarizzato – ha raccontato Jonathan Dayton presentando il film alla stampa italiana – puntiamo sempre il dito contro il nemico. Quindi noi abbiamo cercato di seguire la filosofia di Billie Jean King, quella di rispettare l’avversario. Alla fine, Billie Jean King e Bobby sono diventati amici e volevamo rappresentare anche questo nel film”.

E la figura di Billie quindi non si ritaglia solo il ruolo da protagonista ma anche quello da musa.  “È stata coinvolta con noi sin dall’inizio – ha detto l’altra regista Valerie Faris – prima come consulente, poi nel corso dello sviluppo della sceneggiatura, nel montaggio e anche alla promozione del film. Lei è stata un componente fondamentale, è una forza della natura. Le persone la guardano e la trattano con grande rispetto”.

La sua forza, ma anche le sue fragilità, sono ricreate con perizia sullo schermo, grazie al talento di Emma Stone anche se forse è Steve Carell a rubare spesso la scena, con il suo Bobby Riggs, un concentrato di magnetismo cialtrone, venato a volte della malinconia di un pesce che ha paura di sentirsi fuor d’acqua. La forza del film è quindi nella sua storia, nei suoi interpreti, ma anche nei suoi registi che concentrano la cura dei particolari pure in quella parte che poteva essere la più spinosa, ovvero quando dalle parole del tennis si passa ai fatti del tennis. “Per noi era importante che il gioco del tennis fosse rappresentato nella maniera più corretta. Abbiamo studiato la partita del ’73 fra Billie e Bobby, l’abbiamo studiata e analizzata con cura. Un consulente sul set ci ha aiutato a capire come riprendere il match e gli scambi. Addirittura il vero allenatore di Riggs ha seguito Steve durante la preparazione e si è allenato con lui. Tutto doveva dare l’idea che stessimo assistendo ad un vero match di tennis” Ha spiegato la Faris e Dayton ha aggiunto: “Ogni cosa che vedete nel film è reale, non c’è computer grafica, né palline riprodotte in digitale. Solo tennis”.

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Marcello Lembo

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