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Una donna fantastica: coraggio e determinazione

Una donna fantastica: coraggio e determinazione

Dopo Gloria, Sebastian Lelio porta al cinema Una donna fantastica, storia di Marina e della sua lotta per farsi rispettare come persona. Orso d’argento per la Miglior Sceneggiatura a Berlino 67, arriva in Italia un racconto intenso, scelto dal Cile come suo rappresentante ai prossimi Oscar. In sala dal 19 ottobre.

Esistere, farsi riconoscere, farsi rispettare. La lotta di Marina, la protagonista di Una donna fantastica, ha questi obiettivi. Sebastian Lelio porta sui nostri schermi, dal prossimo 19 ottobre, un racconto intenso che vuole indagare l’interno e l’esterno della sua protagonista. Il risultato è un personaggio affascinante e complesso, controparte drammatica (se proprio vogliamo fare un paragone) di quella Sabrina “Bree” Osbourne che Felicity Huffman portò al cinema nel 2005 con Transamerica di Duncan Tucker. Ad una Bree così tanto carica da risultare quasi “comica”, ma mai vuota, risponde una Marina ben consapevole della sua identità e fortemente intenzionata a mostrarsi per ciò che è. Di entrambe, però, resta benissimo impressa la convinzione e il coraggio con cui affrontano la realtà.

Quella raccontata da Una donna Fantastica è la realtà di tutte quelle coppie che ad oggi, in molte parti del mondo, non si vedono riconosciuti i loro diritti. Quando Orlando (Francisco Reyes) muore all’improvviso, Marina (Daniela Vega) non solo viene sospettata, in un primo momento, di omicidio – è una trans e puntare il dito contro chi è “diverso” è una moda fin troppo facile ovunque) -, ma successivamente è vittima di un’ondata di odio da parte della famiglia del suo compagno. Diventa emblematica, quindi, la scena in cui il vento impedisce alla donna di camminare bene per strada: all’aumento della potenza del vento, corrisponde l’aumento della caparbietà di Marina. Nonostante la convenzionalità della scena, la semplicità della metafora usata da Lelio, fa impressione la forza di questo personaggio: Daniela Vega splende in ogni inquadratura ed è proprio grazie alla sua interpretazione che noi spettatori ci rendiamo conto di essere davanti non ad una semplice celebrazione di un personaggio, ma ad un’indagine serrata, che ne mette in luce aspetti positivi e negativi allo stesso tempo. La Vega permette a Lelio di scavare a fondo, di entrare nell’essenza di Marina e così diventa difficile non creare un certo legame empatico tra chi è seduto in sala ad osservare e chi si fa osservare.

Con la morte di Orlando, la realtà esterna da chiacchiericcio si trasforma in rumore assordante, in violenza psicologica (si veda la scena con il medico legale o quella con l’ex moglie di Orlando) e, purtroppo, in violenza fisica. L’identità fluida di Marina si muove sinuosa tra queste situazioni, cambia colore, aspetto, forza, non ci pensa due volte a fermarsi in una sola condizione e l’invito, seppur troppo esplicito in molte circostanze, è quello di entrare a far parte di questo vertiginoso movimento.

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Augusto D'Amante
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