LOGO
,

L’uomo di neve: Thriller che si scioglie al sole

L’uomo di neve: Thriller che si scioglie al sole

Michael Fassbender, Rebecca Ferguson e il regista Tomas Alfredson portano sullo schermo L’uomo di neve, noir nordico tratto dal bestseller di Jo Nesbø. In sala dal 12 ottobre.

Un killer più truce del solito, un outsider travestito da detective e sullo sfondo i paesaggi smorti della Scandinavia. L’uomo di neve porta sullo schermo i brividi fisici e metaforici dei romanzi di Jo Nesbø, norvegese di nascita, maestro del thriller nordico insieme allo scomparso Stieg Larsson. Una produzione travagliata, il continuo succedersi di registi e sceneggiatori (tra cui anche Martin Scorsese), ma alla fine l’impresa è ricaduta sulle spalle dello svedese Tomas Alfredson, specialista in adattamenti letterari, da Lasciami entrare fino alla Talpa. Unica certezza in ogni iterazione del film è stato invece Michael Fassbender, che ha accettato di portare sullo schermo Harry Hole, il detective di riferimento di Nesbø, per quello che vorrebbe essere non un episodio isolato ma il primo film di una serie. Al suo fianco è stato poi raccolto un cast di tutto rispetto, dalla Rebecca Ferguson di Mission Impossible a Charlotte Gainsbourg, musa di Lars Von Trier, dal redivivo Val Kilmer al premio Oscar J.K. Simmons.

L’uomo di neve racconta del detective alcolista e disadattato Harry Hole (Fassbender), spinto da una collega più giovane (Ferguson) a indagare sulla sparizione di alcune donne e su un caso irrisolto del passato, il suicidio di un investigatore (Kilmer), un fitto mistero che potrebbe smascherare il primo serial killer della storia del Norvegia.

Sono tre gli sceneggiatori citati dai titoli di testa: Peter Straughan (La Talpa), Hossein Amini (Drive) e Søren Sveistrup (autore della serie cult danese The Killing). Tre penne veterane per adattare un bestseller dalle evidenti ascendenze cinematografiche. Eppure è subito chiaro che per L’uomo di neve qualcosa è andato storto. Perché se all’intreccio non mancano gli spunti e qualche colpo di scena, è indubbio che tanti fili narrativi restino orfani di un vero e proprio ordito. A cominciare dal suo protagonista, Harry Hole, che per buona parte del film sembra solo uno spettatore indolente e avvilito, come se l’atmosfera gelida della messa in scena l’avesse intirizzito e depresso. I suoi turbamenti restano distanti dalla mente dello spettatore che lo vede, senza troppo raccapezzarsi, alle prese con una ex che ancora ama (Gainsbourg) e con un figlio non suo, verso cui sente di dover provare un affetto paterno.

I rapporti labili tra padri e figli sono il tema portante del film, probabilmente la parte migliore, specie quando si riesce ad amalgamarli con più grazia nella trama, come nel caso del personaggio della Ferguson, la detective Katrine Bratt, che ruba inconsapevolmente la scena a Fassbender, più per meriti della sceneggiatura che della pur talentuosa performer. L’attore di Prometheus e 12 Anni Schiavo ce la mette tutta per dare carisma al personaggio e quel poco di buono che si vede sembra tutta farina del suo sacco, ma vale lo stesso discorso della collega. Il personaggio è tanto passivo e apatico che solo il finale giustifica il fatto che ne sia il protagonista. In definitiva L’uomo di neve sembra più un cumulo informe di nevischio che non la scultura ben formata che poteva essere e se la sceneggiatura non aiuta neanche Tomas Alfredson riesce a riscattarlo, affidandosi troppo alle atmosfere norvegesi e al richiamo di un romanzo di successo, lasciando stavolta nel cassetto le qualità che lo avevano fatto notare nei suoi film precedenti.

 

About the author
Marcello Lembo

Leave your comment


         




Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Back to Top