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Barry Seal – Una storia americana: In volo sulla zona grigia

Barry Seal – Una storia americana: In volo sulla zona grigia

Tom Cruise interpreta un pilota al servizio di Cia e narcos in Barry Seal – Una storia americana. Dirige Doug Liman, regista di Edge of Tomorrow. In sala dal 14 settembre.

Tom Cruise, un aereo, montagne di cocaina e di dollari e una storia vera dal quale trarre ispirazione. Il gioco è fatto ed è pronto a sbarcare in sala. Barry Seal – Una storia americana è il nuovo exploit del divo di Top Gun, che cerca di farsi perdonare il fiasco della Mummia con una storia che pesca a piene mani dalla mitologia dei narcos, e che affonda le radici in una cronaca grigia e parallela che da qualche anno a questa parte è diventata un tema ricorrente nella catena di montaggio narrativa di Hollywood. Alla regia, come capita sempre più spesso a Cruise, c’è un fedelissimo. Doug Liman in questo caso, che già lo diresse in uno dei suoi ultimi film più riusciti, il fantascientifico Edge of Tomorrow.

La storia è quella di Barry Seal (Cruise), ex pilota della Twa, che al tran tran dell’aviazione civile preferisce una vita avventurosa al servizio della Cia, dei narcos, della Dea, dei contras e sopratutto di se stesso. Attorno a lui si muove un universo magmatico costellato da agenti dei servizi segreti (Domhnall Gleeson), gente losca di ogni tipo e una moglie (Sarah Wright) sempre più consapevole dei traffici del marito.

Scritto da Gary Spinelli e ispirato a un personaggio realmente esistito, Barry Seal – Una storia americana riporta alla mente il Wolf of Wall Street di Martin Scorsese e alcune delle pagine più celebri della carriera letteraria di James Ellroy. L’accostamento non tragga però in inganno. Il parallelo con il maestro di Taxi Driver riguarda solo lo sguardo curioso, cinico e a volte divertito con cui si osserva l’avvento e la caduta di un’incarnazione del sogno americano nella sua versione più sfacciata. Di Ellroy c’è invece il gusto di mescolare cronaca e storia, riempiendo gli spazi vuoti di coerenza narrativa piuttosto che affidarsi a un approccio documentario e, per forza di cose, più spezzettato. Traduzione: la storia di Barry Seal è vera ma fino a un certo punto.

Per il resto Barry Seal – Una storia americana è un film spigliato, divertito, che sfrutta al massimo la nuova curiosità sviluppata attorno ai narcos e alle zone grigie dell’epoca reaganiana. La regia di Liman è diligente, sicura, commerciale, senza troppi svolazzi. Più facile accostarla a un volo di linea della Twa che ai bimotori a elica carichi di droga e contras che atterravano all’aeroporto di Mena sfidando le autorità americane. Tom Cruise ci mette il carisma e un talento che sarà pure indubbio ma che solo di rado viene messo al servizio di registri diversi. E così guardando il film la sensazione è che il protagonista sia un pilota di nome Tom Cruise e non Barry Seal e che la confezione sia ben concepita ma sostanzialmente priva di un qualunque spessore, che non sia quello alimentato dalla semplice curiosità di conoscere una storia comunque interessante.

 

 

 

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Marcello Lembo

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