LOGO adv-468x60
,,,

Venezia 74. Jim Carrey: “Volevo distruggere Hollywood, perciò sono diventato attore”

Jim l’uomo, la maschera, l’istrione. Jim che si avventa sul cameraman, che crolla esausto a terra, che se le dà di santa ragione con Jerry Lawler sul set di Man on the Moon. Jim che ormai a 55 anni, barba lunga e volto scavato, si lascia andare ai ricordi e si commuove, mettendo a nudo la sua fragilità in una lunga chiacchierata con Chris Smith (in foto con l’attore).
Cosa voglio? Starmene qui e essere infelice”, dice guardando dritto in camera nel documentario Jim & Andy: The Great Beyond – The Story Of Jim Carrey & Andy Kaufman With A Very Special, Contractually Obligated Mention Of Tony Clifton, che racconta il backstage del film di Milos Forman in cui Jim Carrey, famoso e all’apice del successo, diede anima e corpo per far rivivere lo spirito anarchico del comico Andy Kaufman.

Il film, presentato fuori concorso alla 74esima Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, rielabora spezzoni inediti e immagini di repertorio sui quattro mesi di lavorazione di quel set folle e disperato: “Non ero io a prendere le decisioni in quel momento, ma uno spirito avventuroso. – racconta l’attore – È stata una documentazione costante di qualcosa di speciale, che andava al di sopra del film e sapevamo sin da allora che la parte più importante sarebbe stata il backstage. In tutti quei mesi di riprese ho sempre avuto il sospetto che Andy e io fossimo lo stesso personaggio, in certi momenti ero psicotico e ho avuto dubbi anche sul personaggio che ha fatto la parte di me per tutta la mia vita. Jim Carrey non esisteva”. Era sparito, fagocitato lentamente da Kaufman, che “era tornato in vita per fare questo film. Volevo che la gente in questo film si dimenticasse di me”.

A Carrey quell’occasione capitò proprio mentre la fama gli era piombata addosso con tutta le sue schizofrenie, veniva dai successi di Scemo più scemo, Ace Ventura, The Truman Show, era inarrestabile, un fiume in piena: “Zmuda e io volevamo fare il documentario e farlo uscire prima del film, ma la Universal aveva una star da proteggere, e tutto ciò che aveva a che fare con Andy comportava delle preoccupazioni dal punto vista della sicurezza, perciò non ce lo permisero. Ma ci hanno consentito di usarlo oggi”.

Al materiale d’archivio Chris Smith alterna le parole di Jim Carrey nel corso della loro intima chiacchierata davanti all’obiettivo ed è un viaggio psicotico attraverso le tappe fondamentali della sua carriera e di una vita segnata dal dolore, dagli eccessi e da performance sempre al limite: “I miei personaggi non sono solo smorfie, ogni aspetto del mio lavoro ha il suo significato spirituale”.
Giù la maschera, allora: sullo schermo rimane l’uomo con i ricordi di una vita e l’artista sovversivo che voleva distruggere Hollywood: “Perciò  ho iniziato a lavorarci, l’ho fatto per prendere in giro i leader, le persone con un grande ego e il tipo di atteggiamento alla Clint Eastwood. Ci deve essere sempre un aspetto sovversivo in quello che si fa, e non occorre andare lontano, basta recarsi in un posto onesto. L’onestà è sovversiva, perché la maggior parte di noi indossa una maschera e quando qualcuno è autentico diventa molto più difficile per gli altri indossarne una”.

Foto ASAC – La Biennale di Venezia

About the author
Elisabetta Bartucca

Leave your comment


         




Back to Top