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Venezia 74 – The Leisure Seeker, Paolo Virzì ‘on the road’

Venti anni dopo “Ovosodo” il regista livornese torna a Venezia in concorso con un road movie, che segna il suo debutto americano. Lacrime e risate con una coppia di mostri sacri: Helen Mirren e Donald Sutherland.  

 

 

 

 

Vecchi, acciaccati e ribelli a bordo di uno scalcinato Winnebago del ’75 in viaggio sulla Old Route 1 puntando verso Sud, diretti alla casa di Hemingway a Key West. Ella (Helen Mirren) e John (Donald Sutherland) non hanno più nulla da perdere: lei, tenace signora del South Carolina affetta da un tumore allo stadio terminale, lui, ex professore di letteratura del New England annebbiato dall’Alzheimer. Insieme decidono di sottrarsi alle cure mediche e alle ansie di figli e amici  e di partire per un’ultima avventura insieme rispolverando il loro vecchio camper.

The Leisure Seeker è il debutto in lingua inglese di Paolo Virzì che torna in concorso al Lido a venti anni da Ovosodo; questa volta però con una storia tratta da un romanzo, “In viaggio contromano” di Michael Zadoorian, che lo porta fuori dalla comfort zone del paesaggio e della lingua italiana e lo catapulta in America. Una dimensione nuova alla quale il regista livornese riesce a tenere testa ritagliandosi il proprio spazio d’azione fin dove possibile e dirigendo con eleganza ed equilibrio due talenti  indiscutibili come Donald Sutherland e Helen Mirren.

Scritto con Francesco Piccolo, Francesca Archibugi e Stephen Amidon (l’autore de “Il capitale umano”), il film rimaneggia luoghi e in parte personaggi del libro, spostando l’ambientazione dalla Route 66 ai luoghi meno iconici della East Coast. La storia è semplice, forse anche prevedibile – di film sulla vecchiaia e l’Alzheimer se ne sono visti tanti – ma il carico umano, la delicatezza e l’ironica malinconia con cui Virzì condisce una scrittura confezionata ad hoc, sono immensi. Si ride e tanto a vedere due signori di mezza età ormai quasi da rottamare in fuga tra piazzole di sosta, diapositive di famiglia proiettate su mezzi di fortuna e rocambolesche disavventure; si piange, e anche molto, a ripercorrere con loro sprazzi di una vita insieme nel tentativo affannoso di non dimenticarsi, nella cocciuta ostinazione di lei ad allenare la memoria sempre più flebile, affaticata e sfocata di un uomo che vive delle parole di Hemingway e di sparuti momenti di lucidità.

L’ultimo tratto della propria vita è un atto di ribellione all’insegna della libertà di scelta, fino a quel meraviglioso momento davanti al mare sulle note di un’appena accennata Over the Rainbow, liberatoria, quasi catartica.
La poesia di due personaggi come Ella e John si mescola alle risate strozzate dalla commozione, all’ultimo riverbero del sogno americano di cui quelle lunghe e interminabili strade sono diventate il simbolo, al senso di una vita che volge al termine, sempre insieme, uniti dalla devozione reciproca. “Sai cosa amo di te?”, dice Ella a John, “I tuoi silenzi non sono mai imbarazzanti”. Un momento che fa da sigillo a una storia lunga 50 anni, che si prepara a chiudere il viaggio ‘on the road’, su una ‘vecchia bagnarola’. E poco importa se qualche volta rischierà di andare alla deriva.

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Elisabetta Bartucca

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