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Venezia 74 – Jane Fonda: “Redford bacia benissimo. Anche a 80 anni”

Arrivano al Lido per ritirare il Leone d’Oro alla carriera, ma Venezia è anche la cornice che celebra la loro reunion cinematografica 50 anni dopo A piedi nudi nel parco, che li ritraeva nei panni di una giovane coppia, durante i primi giorni di convivenza in un minuscolo appartamento del Greeenwich Village. Il film che oggi li riunisce è una produzione Netflix, Le nostre anime di notte, diretto da Ritesh Batra (il regista di Lunchbox). Loro sono Jane Fonda e Robert Redford e la storia che li vuole ancora una volta sul set insieme commuove e ammorbidisce l’anima.

Tratto da un romanzo di Kent Haruf Le nostre anime di notte comincia in una cittadina del Colorado, quando Addie Moore (Jane Fonda) riceve la visita inaspettata del suo vicino di casa, Louis Waters (Robert Redford). Entrambi vedovi, per anni hanno vissuto ognuno nel silenzio delle proprie case vuote, praticamente ignorandosi e senza scambiarsi una parola, almeno fino a quel giorno che segnerà l’inizio di una frequentazione. Louis e Ken cominceranno a passare del tempo insieme e impareranno a conoscersi, a farsi compagnia e a innamorarsi, sotto l’occhio indiscreto di familiari e vicinato. La tappa veneziana con i giornalisti diventa l’occasione per ripercorrere il cammino di due icone, raccontare del loro primo incontro, di come siano cambiati in tutti questi anni, di cosa li attragga artisticamente ancora l’uno dell’altra e degli aneddoti su A piedi nudi nel parco.

Il film, Redford lo ha anche prodotto e la scelta di Netflix, spiega, è stata dettata da diversi motivi: “Il primo è che l’industria cinematografica sta andando verso i giovani, il secondo è che le storie d’amore avranno sempre una vita e il terzo è che volevo fare un altro film con Jane prima di morire”. Bocca cucita invece sulla politica: “Non voglio portare la politica nell’arte, non siamo qui per questo”, ed è convinto che l’unica cosa che oggi si possa fare sia “pensare al futuro con speranza, perché adesso non ne abbiamo quanto dovremmo, e preoccuparsi delle generazioni future conservando quanto rimane del nostro pianeta”.

“Questo film parla di speranza. Se sei coraggioso non è mai troppo tardi per diventare ciò che avresti voluto essere”, gli fa eco la Fonda. La decisione di incontrarsi ancora una volta? “Volevo innamorarmi di nuovo di lui – scherza lei – Robert ha cambiato il cinema americano nella maniera più profonda e quindi volevo passarci del tempo e vedere cosa è diventato”.  A guardarli sono belli come allora, quando sul set di A piedi nudi nel parco, “non riuscivo a non toccarlo e a tenere le mani a posto! – continua la Fonda – Mi ero innamorata di lui e avevo delle fantasie… E poi bacia benissimo, l’ho baciato a 20 anni e a quasi 80 lo rifaccio”.

“Era meraviglioso – ricorda Refdord – e lo è ancora oggi. Con Jane le cose si sono sempre incastrate alla perfezione, non avevamo bisogno di spiegazioni o di discutere a lungo di una scena. Tra di noi c’è amore, connessione, contatto, lavoro ed è così anche nella vita”. Che da quel primo incontro nei corridoi della Paramount (“Tutti si girarono a guardare Robert e pensai subito: ‘Mio Dio, quest’uomo diventerà qualcuno’. Era nell’aria, si sentiva ogni volta che le donne passavano e lo fissavano!) li avrebbe portati fino a questo piccolo film, che corona il loro lavoro insieme.

Il tempo ne ha scavato i volti, ma della vecchiaia Jane Fonda non ha affatto paura: “Ciò che conta alla fine della tua vita non sono i premi o i soldi che sei riuscito a guadagnare, ma se hai fatto tutto ciò che era possibile fare e se i tuoi amici e la tua famiglia ti amano”. E poi l’amore migliora: Non cambia, semmai aumenta. – spiega dice – E poi non abbiamo più nulla da perdere e siamo più coraggiosi. Il sesso? Non si vede mai in questo film, ma è meraviglioso desiderare ancora una vita sessuale e sensuale”. Meno convinto Redford, per il quale invecchiare vuol dire rinunciare a qualcosa, perché “ti rendi conto di dover cominciare a stare attento ai movimenti che fai; per me, che da giovane ero molto atletico, questo è molto difficile da gestire”.

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Marcello Lembo

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