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Cattivissimo Me 3: il ritorno di Gru

Cattivissimo Me 3: il ritorno di Gru

Nostalgia degli anni Ottanta, il tema della famiglia e i Minions: le carte vincenti di Cattivissimo Me 3, in sala dal 24 agosto. Adagiato sugli allori, il nuovo film di casa Illumination azzarda poco, ma resta comunque un prodotto godibile.

Dopo il successo dei capitoli precedenti, Gru & Co. tornano al cinema con Cattivissimo Me 3, nelle sale italiane dal prossimo 24 agosto. Arrivati al terzo appuntamento con le avventure di quello che dovrebbe essere il villain per eccellenza, ma che, alla fine, richiama tutta la nostra tenerezza, la Illumination non sembra voler azzardare più di tanto e gioca su un terreno molto stabile, senza approfondire lì dove ce ne sarebbe bisogno.

Gru e Lucy continuano a dare la caccia ai supercattivi e questa volta devono acciuffare Balthazar Bratt, ex bambino prodigio della tv anni ’80 rimasto ancorato a quell’epoca. Gru non riesce a catturarlo e viene licenziato dall’agenzia in cui lavora. A peggiorare la situazione, anche lo sciopero dei Minions, intenzionati a riprendere il loro ruolo di cattivi. Solo la scoperta di avere un fratello gemello, Dru, aiuterà il nostro eroe a risolvere la situazione.

Strutturato su tre storie parallele convergenti verso il finale, Cattivissimo Me 3 gode dei grandi passi avanti ottenuti nel settore della CGI, della colonna sonora che farà breccia nei cuori dei nostalgici degli anni ’80, di gag ispirate alle spy-stories e all’action e, ovviamente, dei Minions. Se le due storie principali, il rapporto tra Dru e Gru da un lato, e quello tra Lucy e Margo, Edith e Agnes dall’altro, mettono in scena il tema della famiglia nelle sue accezioni contemporanee, ma senza andare troppo in profondità, la terza storia parallela, le avventure dei Minions, è quella che tende a sorreggere la struttura dell’intera opera d’animazione. I buffi esserini gialli ci vengono proposti in una versone “total yellow” di Orange Is The New Black: i Minions dietro le sbarre sono davvero uno spasso, tanto che la breve durata delle loro incursioni nel film fa quasi dispiacere. Ma si capisce: con il secondo lungometraggio dedicato a loro e in arrivo tra tre anni, la Illumination ha voluto semplicemente stuzzicare i fan, offrendo un assaggino (forse) di quello che vedremo.

Dicevamo, un film che si accomoda sugli allori ottenuti dai due precedenti, che, al contrario degli altri, scarseggia dal punto di vista emotivo-sentimentale, e che esplicitamente punta ad allargare il suo pubblico. Il risultato,però, resta quel godibilissimo susseguirsi di sketch già noto che trova il suo punto massimo nel finale: uno spassoso scontro tra villain a suon di Into the Groove di Madonna, che, però, dura troppo poco.

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Augusto D'Amante

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