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Prima di domani: Sisifo e la bulla

Prima di domani: Sisifo e la bulla

La regista Ry Russo-Young porta sul grande schermo il romanzo di Lauren Oliver, E finalmente ti dirò addio. Zoey Deutch è la protagonista di Prima di domani, thriller adolescenziale che punta in alto, ma non conquista completamente. In sala dal 19 luglio.

E se il destino decidesse di punire il bullo facendogli rivivere l’ultimo giorno della sua giovane vita in un loop temporale, fino a che non capisce cosa deve cambiare? Partendo dal romanzo di Lauren OliverE finalmente ti dirò addio, la regista Ry Russo-Young porta nelle nostre sale Prima di domani, thriller adolescenziale con Zoey Deutch (Tutti vogliono qualcosaProprio Lui?Nonno scatenato) protagonista assoluta.
Sam gode di tanta popolarità a scuola, è circondata da amiche carissime, il suo ragazzo è uno dei più “fichi” della scuola, ha regolarissimi scontri con la sua famiglia. Tutto nella norma, insomma, per questa adolescente americana, se non fosse che Sam e le sue amiche Lindsay, Ally ed Elody sono le bulle della scuola: le ragazze inarrivabili a cui tutto è concesso, anche prendersi gioco di chi vuole vivere la sua vita in maniera diversa dalla loro.

Così è facile non tifare per le quattro protagoniste della Russo-Young tanto che anche da parte della regista non c’è quella certa vicinanza empatica che, di solito, si ritrova in un teen movie. Ciò che si apprezza di questo film è il modo con cui la regista racconta l’amicizia, inserendolo in un contesto torbido, ai limiti del dark, dove il vuoto e il futile sono i motori principali delle azioni delle quattro ragazze. Quelle azioni che le portano ad essere sì le più popolari, ma anche le più crudeli.
Ricorrendo al mito di Sisifo e alla teoria del butterfly effect, Russo-Young punisce la sua bulla, facendo rivivere a Sam il suo ultimo giorno, in un loop temporale che si trasforma in una fonte di frustrazione per la giovane ragazza. Almeno fino a quando Sam non capisce cosa deve fare per farlo cessare: cambiare se stessa e i suoi atteggiamenti, scoprire le storie che stanno dietro altre vite, capire dove risiedono i veri sentimenti. Dal vuoto al pieno, dal superficiale al profondo.

Alla Russo-Young si apriva un vasto territorio da poter esplorare, soprattutto viste le premesse (Sisifo e la Teoria del Caos), ma la strada scelta è popolata da eccessivi cliché, già ampiamente trattati in altro genere di prodotto (si pensi a Thirteen di Netflix), tanto che la sensazione di avere di fronte qualcosa di già visto non tarda ad arrivare. Come detto, ciò che alza i toni e permette alla pellicola di farsi apprezzare è l’aver voluto – letteralmente – mostrare il lato oscuro dell’adolescenza (sia a livello formale, con le luci e i colori freddi, con il paesaggio invernale, con la recitazione, sia a livello di sostanza). Ciò che delude è la grande dose di prevedibilità del racconto e le decisioni prese per portarlo al cinema.
Dal ritmo altalenante (che quando sembra aver trovato la giusta carica, rallenta in maniera brusca) e con una scrittura che ha proprio l’obiettivo di stuzzicare lo spettatore attraverso rivelazioni improvvise spacciate come arguti colpi di scena, a Prima di domani manca quel tanto di personalità in più necessario per poter apprezzare pienamente l’opera nella sua interezza. Un messaggio che aspetta il monologo finale per dominare le scene, quando, in realtà, è stato preponderante anche nei 95 minuti precedenti.

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Augusto D'Amante

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