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Addio a George Romero

Addio a George Romero

Se ne è andato a 77 anni dopo una breve battaglia” contro un cancro ai polmoni, come ha annunciato il suo agente. Quando George Romero è morto era nella sua casa di Toronto, accanto a lui la moglie. Il papà degli zombie del grande schermo, creatore di un mondo e un immaginario cinematografico che ha formato un’intera generazione, si è spento così domenica scorsa.
Romero era nato a New York il 2 febbraio 1940. Fin da piccolissimo è un cineamatore assai precoce: a 14 anni vince un premio con un suo home-movie e succesivamente studia pittura e scultura, fa l’attore e il regista a teatro (a Pittsburg, dove frequenta la Carnegie Mellon University). Diventa un richiesto regista di spot pubblicitari e guadagna abbastanza soldi da fondare una società di produzione e distribuzione. Nel 1968 esordisce sul grande schermo, inaugurando una carriera di autore horror che lo farà apprezzare molto dai cinefili: La notte dei morti viventi è girato con attori improvvisati e scarsi mezzi, ma rivela subito la sua capacità di far nascere il terrore dalla realtà stessa, e dalle ossessioni contemporanee. Il successivo La città verrà distrutta all’alba allude al Vietnam e, come il precedente, è sarcastico sulla provincia americana e le tensioni della società contemporanea. Il grottesco Wampyr ci fornisce invece una versione necrofila, minimalista e assai intellettualizzata del mito del vampirismo (affine a questo è il meno riuscito La stagione della strega, sul cui set George conosce la seconda moglie, l’attrice Christine Forrest, che sposa nell’81 dopo il divorzio con la produttrice Nancy ).
Attento e scaltro nella costruzione del racconto, nel 1978 Romero esplode con Zombi, dove si avvale della collaborazione di Dario Argento: si tratta di una continuazione ideale della sua opera prima, atto ‘cruciale’ di una saga che vede i morti viventi invadere tutto il pianeta e la lotta contro di loro acquistare sempre più l’aspetto di una guerra civile. La disperata critica alla società dei consumi prosegue sette anni dopo con il radicale Il giorno dei zombi, brutale ma suggestivo, e sempre rigoroso nello stile e nei contenuti.
Negli anni Ottanta il regista newyorchese si mette in evidenza per alcuni simpatici divertissment (il truce I cavalieri e il fumettistico Creepshow) ma anche per quello che per molti è il suo miglior film: Monkey Shines Esperimento nel terrore è denso di metafore, tocca corde profonde, non mostra ma allude, creando così un clima di sottile angoscia. Dopo un film a quattro mani con Argento Due occhi diabolici, Romero ricorre a Stephen King per l’affascinante La metà oscura, riflessivo e angoscioso, che getta luce sulle parti più segrete della psiche. Sempre meno attivo, fa un passo falso con Bruiser (sociologizzante come sempre ma ‘patinato’) per poi tornare al tema che l’ha reso un autore ormai mitologico: nel 2005 il regista (che non ha mai abbandonato Pittsburhg e vi ha ambientato buona parte dei suoi film) firma La terra dei morti viventi, quarta parte della saga sui morti viventi, la cui protagonista è la figlia del suo antico sodale, Asia Argento. Seguirà nel 2007 Le cronache dei morti viventi e nel 2009 il suo ultimo film,  Survival of the Dead – L’isola dei sopravvissuti, presentato alla 66° Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

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La redazione

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