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Spider-Man: Homecoming – Ritorno alle origini

Spider-Man: Homecoming – Ritorno alle origini

Con Spider-Man: Homecoming esordisce in un film tutto suo la nuova versione del supereroe più famoso della Marvel. Al fianco del protagonista, Tom Holland, ci sono Marisa Tomei, Michael Keaton e Robert Downey Jr. nelle vesti di Iron Man. Dirige Jon Watts. Al cinema dal 6 luglio.

Un eroe che spara ragnatele, un criminale della classe operaia, un ragazzino alle prese con la scuola e la vita di tutti giorni, ma anche con un’altra realtà che sembra più grande. Spider Man: Homecoming rappresenta la nuova vita cinematografica dell’Uomo Ragno, il supereroe più famoso dei fumetti Marvel, uno di quelli con la storia di celluloide più travagliata. Prima il saliscendi della trilogia targata Sam Raimi con Tobey Maguire fino alla malcelata delusione degli ultimi due film interpretati da Andrew Garfield ed Emma Stone. Tutte produzioni targate Columbia Pictures e Sony. Stavolta però le redini sono in mano ai Marvel Studios, gli stessi di Iron Man e Captain America, ed è questo principalmente il senso dell’Homecoming, il ritorno a casa citato nel titolo. Per l’occasione il mega produttore Kevin Feige ha scommesso su una versione adolescente del personaggio, incarnata da Tom Holland che aveva già indossato il costume in Captain America: Civil War, e ha affidato le chiavi dell’auto e un budget consistente al regista Jon Watts che finora aveva diretto un solo lungometraggio, Cop Car, inedito in Italia ma molto applaudito al Sundance Film Festival. A completare il cast Marisa Tomei, Michael Keaton e Robert Downey jr. che torna a indossare l’armatura di Iron Man per la settima volta.

La storia è quella dello studente Peter Parker (Holland) che all’insaputa di zia May (Tomei), vive una doppia vita da supereroe. È lui infatti quello Spider-Man che grazie alla sponsorizzazione del miliardario Tony Stark (Downey jr.) è diventato il paladino del quartiere e di Youtube, in attesa di una nuova collaborazione con gli Avengers. Peccato che tra gli amori di gioventù e le ambizioni da eroe Peter finisca per incrociare la strada di Adrian Toomes (Keaton), ex titolare di una ditta di costruzioni che si è ritrovato a trafficare in armi costruite con tecnologia aliena, tra cui la sua armatura volante da Avvoltoio.

La scelta della pletora di sceneggiatori al servizio del film (ben sei, tra cui il regista) è tra le più radicali. Tante stazioni della via crucis dell’Uomo Ragno vengono saltate a pie’ pari. In Spider-Man: Homecoming non troverete traccia del morso di un ragno radioattivo, a cui è dedicato un semplice accenno en passant, ma neanche della tragica fine dello zio Ben, momento catartico all’origine dell’eroe. La nascita di Spider-Man, il suo mantra (“da grandi poteri derivano grandi responsabilità“), sono tra le colonne portanti della storia del fumetto di supereroi ma per questa nuova prima volta restano nel cassetto. Colpa di una congestione di film, non sempre riusciti, che avrebbe costretto lo spettatore ad assistere alla stessa storia raccontata tre volte in 15 anni.

Il paradosso è che il primo Uomo Ragno gestito direttamente da casa Marvel è anche il più spurio, con un costume ipertecnologico che sembra figlio più del successo dei film di Iron Man che non di una tradizione fumettistica che dura da oltre 50 anni. Spariscono le classiche fiamme di Peter Parker, la rossa Mary Jane e la bionda Gwen, e lasciano spazio a due personaggi femminili minori, Liz e Michelle, interpretati rispettivamente da Laura Harrier e dalla teen star Zendaya. Pur tra tutte le infedeltà e un’eterodossia inattesa ad emergere in questo Spider-Man: Homecoming è però la solidità di un personaggio che da qualche film a questa parte tanto aveva vacillato da essere messa in dubbio. In questa versione adolescenziale la parabola di Peter Parker torna ad essere prima di tutto una vicenda umana dove alle evoluzioni supereroistiche si affianca anche il romanzo di formazione, e non è poco. Un altro punto a favore del film di Jon Watts è anche la scelta di ridurre la portata della minaccia, di non mettere per forza il mondo o una metropoli sul piatto della bilancia. Scelta ambiziosa visti i tempi e nobilitata da un ottimo Michael Keaton che porta sullo schermo un villain fuori dagli schemi, incarnazione della rabbia e dell’insicurezza di un’America post crisi. Un uomo costretto ai compromessi e a una vita violenta ma non privo di un codice d’onore l’Avvoltoio in questa versione è uno dei migliori cattivi dell’universo cinematografico Marvel, una merce a dire la verità piuttosto rara nel mondo di Captain America e soci, dove a restare impresso nell’immaginario è stato finora solo Tom Hiddleston con il suo Loki.

Quello che non funziona invece è la scelta di inserire il nuovo Spider-Man in un flusso narrativo in movimento. Traduzione: pur essendo un nuovo inizio non vuol dire che sia l’inizio e se non avete visto Captain America: Civil War probabilmente farete fatica a capire non solo una delle sequenze iniziali ma anche una delle colonne portanti su cui si basa la narrativa del film. E già lo stesso Captain America: Civil War era abbastanza incomprensibile per chi non avesse visto il precedente Avengers: Age of Ultron. Una scelta questa che premia e fidelizza i fan di lungo corso e che lascia a brancolare nel buio tutti gli altri, costretti a riempire con l’intuizione gli spazi apparentemente vuoti. Ma se Civil War oltre a non avere una trama indipendente era solo una sequela di scene d’azione attaccate con lo spago Spider-Man: Homecoming è di un’altra pasta e le cose da dire ce l’ha, a cominciare dalla buona interpretazione di Holland, che riesce a creare un’ottima chimica con i comprimari, a partire da Downey Jr. e dallo stesso Keaton. In definitiva il film di Watts non sfigura pur senza raggiungere l’epicità di alcuni suoi predecessori, a cominciare da quello Spider-Man 2 che rappresenta una delle vette indiscusse del genere supereroistico.

 

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Marcello Lembo

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