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Biografilm 2017: All this panic, adolescenza pop

Biografilm 2017: All this panic, adolescenza pop

Arriva dall’America All this panic, il documentario presentato al Biografilm Festival 2017 nella categoria Contmporary lives: diretto da Jenny Gage, fotografa e regista esordiente, con il contributo del marito Thomas Betterton, il film racconta la storia di crescita di alcune adolescenti newyorkesi fra i 15 e i 19 anni.
L’adolescenza e la sua fine sono il punto centrale di questo racconto di formazione che cerca di cogliere uno dei momenti fondamentali della vita di ogni persona, quando ci si inizia a porre delle domande, a dover gestire stati d’animo altalenanti, quando s’iniziano a far le prime esperienze, quando a volte si vuole far di tutto per essere grandi e sfidare limiti e divieti, quando per forza di cose ci si prepara a lasciare il nido e volare verso orizzonti inesplorati. Se dopo l’infanzia si perde l’innocenza e si diventa più smaliziati, consapevoli del proprio corpo e del proprio cervello, quando si saluta l’adolescenza ci si deve preparare a perdere quel senso di protezione dato dal nucleo familiare e della scuola e a trovare il coraggio di scommettere su qualcosa di ignoto. Le ragazze protagoniste di questa storia di vita si trovano in questo momento magico e struggente allo stesso tempo. Per raccontare questo arco temporale le adolescenti sono state seguite per tre anni dalla regista e dal marito, entrambi interessati a cogliere le sfumature dei loro pensieri, seguendo le loro giornate dopo la scuola, durante le feste e durante i litigi con i propri genitori, questi ultimi relegati su uno sfondo fuori fuoco perché tanto “loro non possono capire”. Dalle immagini sul grande schermo si notano i cambiamenti fisici delle ragazze, lo slittare delle proprie priorità: prima i ragazzi, le feste, l’alcol o come hanno capito qual è il proprio orientamento sessuale; dopo il college, il divertimento notturno, la ricerca di indipendenza, la carriera fino a giungere a quella domanda che prima o poi arriva: chi sono e cosa voglio diventare. Molti film si sono promessi di raccontare il graduale e delicato, a volte doloroso, passaggio dall’adolescenza all’età adulta, chi con toni da commedia e dramma indie come Noi siamo infinito o in modo più leggero in Suxbad. Un esempio memorabile di cinema generazionale per l’entità del progetto (12 anni ci sono voluti per la sua realizzazione) e per la riuscita emozionante è Boyhood di Richard Linklater, dove il regista porta sul grande schermo la vita di un ragazzo dall’infanzia fino al momento del college. All this panic però parla di adolescenza vista al femminile e cinematograficamente parlando non si può non pensare a pellicole come Il giardino delle vergini suicide di Sophia Coppola o al più recente Mustang, entrambi incentrati a raccontare l’esigenza di scoperta e curiosità per la vita delle adolescenti protagoniste contrapposte alle proibizioni di una società bigotta da un lato e conservatrice e tradizionalista dall’altra. Il documentario di Gage riesce a catturare queste emozioni e queste paure lasciandole fortemente ancorate alla realtà quotidiana, nonostante le protagoniste siano così disinvolte di fronte la videocamera, quasi da far dimenticare allo spettatore di essere di fronte ad un documentario. La regista e il direttore della fotografia hanno lavorato a stretto braccio nella realizzazione del film. In un’intervista su Filmakermagazine.com Gage e Betterton hanno raccontato di come hanno iniziato a seguire Ginger e Lena, le due storie principali del film. I due conoscevano le ragazze da quando avevano l’età di 8 anni, le vedevano passare ogni giorno per andare a scuola con i capelli di colori diversi e si domandavano ma cosa penseranno? Da qui l’idea di seguire le ragazze per sviluppare il loro concetto di fotografia narrativa trasformandola in immagine in movimento e documento in cui per forza di cose ci si trova coinvolti. All this panic è dal punto di vista della regia estremamente curato nei dettagli rendendolo opera d’arte pop che emoziona e coinvolge, perché in fin dei conti, tutti siamo stati adolescenti.
Federica De Masi

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La redazione

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