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La Mummia: Il nuovo (mostro) che avanza

La Mummia: Il nuovo (mostro) che avanza

La Mummia riporta in scena uno dei classici del cinema horror nelle vesti di un franchise che più moderno non si può. Alex Kurtzman dirige Tom Cruise, Russell Crowe e Sofia Boutella in una versione in rosa del mostro del titolo. In sala dall’8 giugno.

Bende strette, coperchio del sarcofago scostato. La Mummia è pronta a rivestirsi di moderno per un nuovo reboot. E se stavolta rivestirsi di moderno vuol dire incrociare le strade di altri mostri celebri della tradizione letteraria e cinematografica allora ben venga il Dark Universe, la nuova idea con ambizioni di franchise partorita da Universal e affidata a due sceneggiatori molto stimati a Hollywood, Chris Morgan, tessitore delle trame di Fast & Furious, e Alex Kurtzman, ex allievo di J.J. Abrams, che di questa nuova Mummia è anche e soprattutto il regista. La formula prevede ovviamente che il cielo sia fitto di stelle e per cominciare si è scelto di andare sul sicuro con un Tom Cruise che cerca di allargare il suo parco blockbuster. In attesa del revival di Top Gun infatti l’indimenticato protagonista di Jerry Maguire conta un solo pezzo da novanta, Mission Impossible, e qualche operazione più modesta come Jack Reacher. Al suo fianco un sempreverde Russell Crowe, la bionda Annabelle Wallis, conosciuta con la serie tv Peaky Blinders, e l’esotica mummia del titolo, la franco-algerina Sofia Boutella, già vista in Kingsman e nell’ultimo Star Trek, in un’inedita rilettura in rosa del personaggio.

La storia è quella del sottufficiale Nick Morton (Cruise), impegnato in una missione in Medio Oriente, che da aspirante sciacallo decide di pigliarsi una libera uscita per andare a cercare un tesoro nascosto ovviamente in una zona pattugliata dall’Isis. Come se non bastasse il tesoro nascosto non è altro che la mummia di un’antica principessa egizia (Boutella) che, già quand’era in vita, tramava per riportare sulla Terra il malvagio dio Set. Sembrerebbe tutto perduto se non arrivasse la cavalleria nella forma della misteriosa organizzazione Prodigium e della sua eminenza grigia il bifronte dottor Jekyll (Crowe).

Già la sfilza di sceneggiatori censiti dai titoli di coda (i due veterani David Koepp e Christopher McQuarrie, quest’ultimo da tempo quasi un braccio destro per Cruise, più il semiesordiente Dylan Kussman e tre soggettisti, tra cui lo stesso Kurtzman) lasciava immaginare che il papiro della Mummia fosse più che altro un lavoro di patchwork ma il risultato finale fa pensare più al mostro di Frankenstein che non ai non-morti della tradizione egizia. Se il classico degli anni 30 resta nella leggenda, e il remake del 1999 con Brendan Fraser ci riporta a un’epoca più scanzonata e un filo più sfacciata, questa Mummia degli anni 10 è un grammelot semiotico, un cocktail di suggestioni che affiorano ogni tanto dal brusio dei dialoghi e dal fragore dell’azione.

Il passato è racchiuso in un’essenza, che si riproduce in laboratorio e si ripropone per una nuova generazione. L’idea del mostro per amore è intatta, anche nei colpi di scena di questo nuovo intreccio. Ma ora l’idea originale è meticcia, impreziosita o svilita a seconda dell’animo e della data di nascita, da 80 anni di film, telefilm, videogiochi e tutto quello che è e che è stato popolare. Il personaggio di Tom Cruise sembra un misto tra Indiana Jones e il George Clooney di Three Kings, l’idea di far incrociare la strada ai mostri trova una sua origine nei fumetti del britannico Alan Moore, già trasposti al cinema nella Leggenda degli Uomini Straordinari e travisati con classe per il piccolo schermo dalla serie tv Penny Dreadful. Guardando i set, le scene d’azione, gli scontri con i non morti, viene da pensare anche a serie come The Walking Dead, a videogiochi come Uncharted e Tomb Raider e chi più ne ha più ne metta. L’idea poi di unire in un franchise trame e personaggi diversi è propria dei cinecomics ed in particolare è stata la ricetta del successo del mega producer Kevin Feige dei Marvel Studios.

In definitiva La Mummia è una mongolfiera carica di gente, di ambizioni e di zavorra che non ha grossi pregi e non avrebbe neanche difetti troppo evidenti, se non forse la confusione generata da un’eccessiva ansia di piacere. Tom Cruise fa il Tom Cruise, ed è il puntello più grosso su cui sembra reggersi la baracca, gli altri interpreti, Crowe in primis, se la cavano. La regia di Kurtzman è un po’ scolastica ma il producer di Star Trek e Amazing Spider-Man si trova a suo agio con questi mostri-supereroi e rispetto ai colleghi in calzamaglia e mantello questi personaggi riveduti e corretti hanno almeno il vantaggio di non farti capire dove si andrà a parare. Basterà a raggiungere la gloria di Hollywood? La parola ai botteghini.

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Marcello Lembo

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